venerdì 1 ottobre 2010

2 OTTOBRE 2010: PIACENZA

La città. Piacenza è una città di poco più di 100.000 abitanti, situata sul confine fra l'Emilia e la Lombardia. Il suo territorio era stato abitato nell'antichità da stirpi liguri, e successivamente da Etruschi prima e Celti poi; ma la città vera e propria venne fondata dai romani intorno al 218 a.C. ed in seguito all'eroica resistenza opposta ad Annibale durante la seconda guerra punica, divenne un importante municipio romano con forte incremento di tutte le attività produttive. Fu proprio qui che si concluse il ciclo storico dell'Impero Romano d'Occidente, con l'uccisone del Generale Flavio Oreste e la deposizione dell'ultimo imperatore Romolo Augustolo ad opera del Re degli Eruli, Odoacre. Durante il Medioevo venne saccheggiata e ricostruita in seguito alle invasioni barbariche. Riuscì a risollevarsi sotto il dominio dei Longobardi ed ancor di più successivamente, quando arrivarono i Franchi intorno al IX secolo. Città dai forti sentimenti papisti, nel 1095 divenne il luogo di partenza per la Prima Crociata indetta da Papa Urbano II. Divenne libero comune nel 1126 ed entrò poi a far parte della Lega Lombarda che combattè contro Federico Barbarossa. Fu in quel periodo che, dopo una serie di guerre con i comuni confinanti di Cremona, Pavia e Parma, riuscì ad ottenere il controllo per le vie commerciali di Genova. Fra il XII ed il XIII secolo l'attività agricola e mercantile portò ad un ulteriore arricchimento urbanistico della città. Nel 1336, dopo un lungo assedio, capitolò nelle mani dei Viscontei e vi rimase fino al 1447 quando cadde nelle mani degli Sforza e vi rimase fino al 1499. Tutte queste lotte lasciarono un'eredità di profonde spaccature nel tessuto sociale cittadino fra guelfi e ghibellini. Successivamente rimase sotto il dominio francese fino al 1521, quindi rimase per un breve periodo sotto lo Stato Pontificio, divenendo poi capitale del Granducato di Piacenza e Parma sotto la famiglia Farnese. Nel 1732 venne ceduta ai Borboni in seguito alle nozze fra Elisabetta Farnese e Filippo V di Spagna. In seguito fu sede di una delle più aspre battaglie fra le truppe Austro-sarde da una parte e franco-borboniche dall'altra. Quindi nel 1802 venne annessa all'Impero Francese di Napoleone, che la depredò di numerose opere d'arte tutt'oggi custodite nei musei d'Oltralpe, mentre nel 1816 la città conobbe un nuovo impulso con sotto il governo di Maria Luigia d'Austria, figura a cui i piacentini all'epoca erano molto devoti. Nel 1848 la popolazione con un plebscito votò in massa a favore dell'annessione al Regno d'Italia, e la città venne nominata "Primogenità dell'Unità d'Italia". Durante la seconda guerra mondiale venne distrutta dai bombardamenti alleati, mentre oggi è una delle tante città della Valle Padana, provinciale e molto benestante.
La squadra. Il Piacenza Football Club nacque nel 1919 dopo vari tentativi susseguitisi dall'inizio del secolo. Conquistò la serie B fin dall'inizio dei tornei a girone unico, per poi retrocedere in C all'inizio degli anni '40 e vivere una lunga odissea fra C1 e C2 fino al 1983 (fanno eccezioni due sole stagioni di serie B, 1968/69 e 1974/75) quando la società venne rilevata dall'Ingegner Leonardo Garilli. Subito la squadra conquistò la promozione in C1 e nel 1985 perse lo spareggio di Firenze contro il Vicenza per accedere alla serie B (successivamente si scoprì che quella partita era stata condizionata dall'allora presidente del Vicenza nell'ambito delle indagini sul calcio scommesse). Due anni più tardi però la promozione arrivò, anche se nonostante le ambizioni societarie la cadetteria durò solo due stagioni. Il ritorno in C1 ed una nuova promozione, nel 90/91, con Gigi Cagni in panchina. Un anno di assestamento in B e poi la storica promozione in serie A, ottenuta al termine della stagione 1992/93. Quel Piacenza, costituito esclusivamente da giocatori italiani, fu una mezza rivelazione anche nella massima serie, e solo una serie di ingiustizie arbitrali ed ambientali gli impedirono di cogliere quella che sarebbe stata una meritatissima salvezza (clamorosa la vittoria della Reggiana a San Siro contro un Milan imbottito di riserve, che condannò il Piacenza alla retrocessione). Dopo un solo anno di B, dominato, il Piace tornò nella massima serie per rimanervi pur con qualche difficoltà fino al 2000. La squadra faceva notizia sopratutto per essere l'unica costituita esclusivamente da giocatori italiani, questo fino alla stagione 2000/01. Da allora, un'altro paio di stagioni in serie A fino alla retrocessione del 2003. Da allora il Piacenza ha sempre militato in cadetteria collezionando una serie di campionati senza infamia e senza lode. 
Lo stadio. Lo stadio comunale Leonardo Garilli venne costruito nel 1969, per essere ampliato nel 1993, quando passò da 12.000 posti agli attuali 21.668 (di cui 60 posti per la tribuna stampa), dopo la promozione in serie A. Precedentemente lo stadio piacentino veniva chiamato "Galleana", dal nome del quartiere dove è situato. Dal gennaio 1997 è intitolato alla memoria dell'Ingegnere Leonardo Garilli (scomparso il 30 dicembre 1996), al quale i tifosi piacentini e l'intera piazza della città del confine emiliano-lombardo devono molto per la dedizione e la competenza dimostrate nel ruolo di presidente del Piacenza Calcio.
La tifoseria. I primi ultras a Piacenza videro la luce intorno al 1974 con la nascita del Commando Ultrà nella Curva Sud del Galleana. Nei primi anni fu tutto un brulicare di gruppi e di attività, tanto che vennero alla luce anche gli Ultras, i Boys ed i Kamikaze Biancorossi. Nel 1976/77 i quattro gruppi vennero riuniti dietro lo striscione Red Eagles. A quel tempo la tifoseria piacentina era su posizioni sinistroidi e forti erano le rivalità campanilistiche con Cremonese, Reggiana e Parma; mentre nacque uno dei pochi gemellaggi che hanno fatto la storia della tifoseria biancorossa: quello col Modena. Nel 1981 la tifoseria si trasferì in Curva Nord e dalla stagione 1983/84 la Nord intera si fuse sotto la denominazione di "Ragazzi della Nord", affiancati da "I Ragazzi dell'Infrangibile" (nomignolo di un popolare e famigerato quartiere della periferia cittadina) e dalla Fossa dei Leoni. Nel frattempo, negli anni in cui si lottava per la serie B, la curva crebbe ulteriormente cominciando a tirar su anche ragazzi della provincia. Nel 1986/87 i Ragazzi della Nord si sciolsero e dalle loro ceneri nacque la Legione Gotica, forse più di ogni altro il gruppo che ha lasciato un'impronta pesante a Piacenza. Molti altri gruppi affiancarono in questi anni la Legione, lasciando ciascuno un'impronta, chi importante chi meno: Hell's Angels, Viking e Redskins (tutti del quartiere Infrangibile), Legione Alcoolica, Hooligans Codogno, Boys, Mods Bassa Padana, Noise Group, Gruppo Deciso, ma sopratutto la Brigata Farnese che rappresentò forse l'alternativa più valida alla Legione, ma durò pochi anni sciogliendosi nella stagione 1992/93. Nei primi anni '90 i piacentini si fecero anche una discreta fama, nonostante il numero esiguo: celebri gli scontri con i bresciani in campo nel 1992 durante la partita che consegnò la serie A alle Rondinelle; e l'anno successivo nel derby con la Cremonese, in un clima da paura (addirittura le gradinate della curva ospiti vennero cosparse di colla la notte prima della partita!). Nell'anno della promozione in A nacque un altro gruppo che fece la storia del tifo a Piacenza: la Sparuta Presenza. In quel periodo anche la città si risvegliò: 6.000 tifosi seguirono la squadra nel derby a Cremona, 3.000 a Modena e nella partita che sanciva la promozione in A in 300 piacentini si presentarono a Cosenza. Con la serie A la Legione Gotica completò il suo regno con uno splendido, gigantesco striscione a tutta curva: Legione Gotica Curva Nord. Fu il canto del cigno: nel 1994/95 da una "spaccatura" della Legione nacquero gli Official Supporters e nel giro di due anni presero in mano la curva facendo sciogliere la Legione. La curva, che già da qualche anno stava cambiando connotazione politica strizzando decisamente l'occhio alla destra ed alla Lega, si politicizzò di brutto: a volte sembrava che i nuovi gestori pensassero più a mantenere l'immagine politica che non a colorare la curva. Sempre in serie A da ricordare il gemellaggio con gli juventini. Ma il vuoto lasciato dalla Legione non si è forse mai colmato, e negli anni successivi la curva andò svuotandosi sempre di più. Si mise inoltre un'altro fenomeno di traverso: la repressione sempre più galoppante. Nel 1997/98 un pullman intero di piacentini venne diffidato in seguito agli scontri con i bresciani in autogrill. Verso la fine del millennio, più volte il tifo piacentino risultò assente in quanto tutti i suoi maggiori rappresentanti erano diffidati. Nel 2003 si sciolsero sia gli Official Supporters sia la Sparuta Presenza: di fatto non esistevano più gruppi veri e propri. Si tentò un nuovo esperimento con lo striscione unico "Piacenza 1919", naufragato in seguito all'entrata in vigore del Decreto Amato. Negli ultimi anni si sono fatti notare spesso e volentieri i ragazzi di Nuove Leve Vecchie Maniere, animati da idee nuove e dallo stile casual.
Rapporti. Piuttosto tesi negli anni '80 e nei primi anni '90 (quando fra l'altro ad alcuni ragazzi di Padova fu sottratto uno striscione), ultimamente il rapporto è scivolato un pò nell'indifferenza, e c'è qualche esponente delle due curve che si conosce bene. 
Trasferta. La Fattori si muoverà con mezzi propri. Si invitano tutti i tifosi biancoscudati ad essere al casello di Piacenza per le 13.

PROIETTILI DI GOMMA: PROVE TECNICHE A TERZIGNO

video

Avete presente quando si diceve "Oggi per gli ultrà, domani in tutta la città"? Bene, Zanna Bianca Maroni sta pensando di dotare gli agenti di servizio allo stadio di proiettili di gomma, arma che un domani potrebbe essere molto utile anche in caso di manifestazioni di piazza (e visto quello che si prospetta qui in Italia, prepariamoci...); ma le "prove tecniche" stranamente non sono avvenute in uno stadio bensì a Terzigno, a margine delle manifestazioni anti-discarica. Questo video ci mostra un uomo colpito da questi proiettili, ed i danni che gli hanno causato. Ovviamente i servi del potere che lavorano ai giornali ed in televisione hanno fatto calare sulla vicenda uno strano silenzio. Pazienza, per fortuna ci siamo noi...

LE DIECI STRATEGIE DELLA MANIPOLAZIONE MEDIATICA...

Ogni tanto facebook offre anche qualche spunto interessante, come questo... non vi ricorda qualcosa?

1 - LA STRATEGIA DELLA DISTRAZIONE.
L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”). Per anni avete sentito telegiornali e trasmissioni televisive intere incentrate sulla violenza negli stadi, fenomeno già fortemente in calo e limitato (parliamo del periodo 2000-2010), che scandagliavano fatti a volte gonfiati a dismisura, altre volte inventati di sana pianta come per esempio il presunto treno devastato dai napoletani due anni fa in occasione della trasferta di Roma.


2 - CREARE IL PROBLEMA E POI OFFRIRE LA SOLUZIONE.
Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici. Gli esempi sono già perfettamente calzanti con ciò che succede in itaGlia... ad ogni modo hanno creato il "problema ultras", facendo modo che fosse poi l'opinione pubblica influenzata dai media a chiedere leggi più repressive negli stadi.

3 - LA STRATEGIA DELLA GRADUALITA'
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta. Quello che è stato fatto con le ben quattro leggi speciali che sono state introdotte dal 2001 ad oggi: prima hanno portato le diffide da uno a tre anni (ricordiamo che la diffida è una condanna preventiva, senza processo), poi hanno introdotto tornelli e biglietto nominale, quindi le limitazioni territoriali per le trasferte ed ora la Tessera del Tifoso. Tutte cose accettate gradualmente anche da molti tifosi, che oggi ritengono quasi "normale" non poter seguire la squadra in trasferta in un derby o in alcune partite considerate "a rischio". La cosa inquietante è che probabilmente vorranno rendere in qualche modo la Tessera obbligatoria anche per i singoli biglietti. O rendere attiva "l'entrata allo stadio a discrezione della questura", come sperimenteranno a Parma-Milan. Io ho buoni motivi per essere scettico soprattutto su quest'ultima trovata, in quanto mi sembra quasi un "colpo di coda" da parte di gente  che (al di la delle farneticanti dichiarazioni di Zanna Bianca Maroni) non si aspettava un fiasco di tale portata per la Tessera del Tifoso. Ma se non teniamo gli occhi aperti (e se non li avessimo tenuti prima relativamente all'introduzione della Tessera), avrebbero fatto semplicemente quello che volevano: tessera obbligatoria per tutti e buonanotte...

4 - LA STRATEGIA DEL DIFFERIRE.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento. Nell'applicare ciò, il governo itaGliano è stato semplicemente geniale (cosa peraltro preventivabile, visto che si tratta di tecniche abitualmente utilizzate da Berlusconi, ma non solo da lui, pensiamo per esempio a Zanonato nella nostra città): sono riusciti a far passare un progetto puramente economico come la Tessera del Tifoso come un "male necessario" per combattere la violenza negli stadi! Per non parlare di tutti gli altri provvedimenti talvolta assurdi (ditemi che cazzo centra con la violenza negli stadi il vietare striscioni, tamburi, megafoni e coreografie..) che ci hanno rifilato dalla morte di Raciti ad oggi...

5 - RIVOLGERSI ALLA GENTE COME DEI BAMBINI.
La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”). Lo spot di quest'estate per promuovere la Tessera del Tifoso, con dei bambini che giocavano a pallone in uno stadio (vuoto peraltro, pubblicità meno ingannevole non era proprio possibile farla!) vi ricorda nulla?

6 - USARE L'ASPETTO EMOZIONALE PIU' DELLA RIFLESSIONE.
Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…. In un paese in cui spopola il populismo e la demagogia da due soldi, cosa poteva colpire di più di un bambino che assiste impietrito a una rissa e chiede al padre di non portarlo più allo stadio? Voi guardate bene che in otto articoli su dieci che parlano di violenza negli stadi c'è sempre un cazzo di bambino che piange nei racconti del cronista! Risultato? Il lettore ne rimane colpito...

7 - MANTENERE LA GENTE NELL'IGNORANZA E NELLA MEDIOCRITA'.
Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”). Beh, direi che in questo senso la televisione ed i giornali italiani possono insegnare, non solo per quanto riguarda lo stadio purtroppo...

8 - STIMOLARE IL PUBBLICO AD ESSERE FAVOREVOLE ALLA MEDIOCRITA'.
Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti... Potete capire perfettamente cosa vuol dire questa frase se vi guardate il Processo di Biscardi o qualcuna di quelle trasmissioni "meravigliose" su Telelombardia...

9 - RAFFORZARE IL SENSO DI COLPA.
Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione! Quante volte sentite commenti di persone che giustificano certi abusi di polizia (per esempio) dicendo "Eh, ma se stava a casa sua non gli succedeva niente...."? Ecco, quelle sono persone inibite ad agire...

10 - CONOSCERE LA GENTE MEGLIO DI QUANTO ESSA SI CONOSCA.
Negli ultimi 50’anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa. In questo caso si sono semplicemente accorti che una buona parte dei tifosi italiani (non ultras, tifosi di tutti i tipi) senza calcio non possono stare, ed accetterebbero qualsiasi cosa pur di non perdersi una partita della propria squadra del cuore. Anche la perdita di dignità. E' il motivo ad esempio per cui 3.500 persone a Padova hanno sottoscritto abbonamento e Tessera del Tifoso, nonostante il boicottaggio pressochè totale della Fattori (appena 114 abbonamenti): hanno visto che ci risparmiavano, ritenevano di non aver nulla da nascondere ed hanno scelto di farsela, dimenticandosi che si sono resi complici di un sistema che vuole svuotare ulteriormente gli stadi.

Come diceva qualcuno: "se li conosci li eviti...". Bene, cominciamo a conoscere i soggetti con cui abbiamo a che fare ed a evitare le loro trappole...