martedì 2 novembre 2010

L'ESONDAZIONE DEL BACCHIGLIONE... Prima parte

Padova e l'hinterland oggi sono in ginocchio, "grazie" a due giorni di pioggia che sono cosa normale in questa stagione... Non che ci fosse bisogno di un mezzo disastro per aprire gli occhi, qualcuno (oltre al sottoscritto) si sarà reso conto che da qualche anno a questa parte bastavano due gocce d'acqua per paralizzare una città. Lapadovabene.it intende documentare (con i pochi mezzi a disposizione) il disagio degli abitanti della periferia, del mio comune in particolare (Ponte San Nicolò) ma un pò di tutto quello che si sta vivendo in queste ore alle porte di Padova. Spazio prima di tutto alle immagini:

Il Comune di Ponte San Nicolò in stato d'emergenza...
I campi verso Roncajette
La zona artigianale di Ponte San Nicolò
La strada chiusa alle porte di Roncajette, da cui si procede a piedi...
L'argine a Roncajette

Le case vicine all'argine
Il tratto d'argine che porta verso Isola dell'Abbà e Polverara
Roncaglia
 
Il Bacchiglione a Tencarola
La situazione a Vicenza (altra città martoriata e messa molto peggio di Padova) la potete vedere cliccando qui.
In questo momento non piove, e la situazione è abbastanza sottocontrollo, perlomeno a Roncaglia. Alcune fonti tuttavia dicono che sia attesa una grossa piena da Vicenza. Di sicuro è atteso Bertolaso, portategli un paio di minorenni disponibili (visto che ce ne sono a caterve ultimamente).
Nella mattinata di domani mi muoverò meglio e cercherò di documentare la situazione il meglio possibile. Acqua permettendo. Chiudo lasciandovi con gli aggiornamenti registrati fino a questo momento sul sito del Mattino di Padova. Vi sembrerà ridicolo, ma questo è stato l'unico sito in cui si sono potute avere notizie ed aggiornamenti in tempo reale. Comune, Provincia ed Assessorati vari più che mai sono stati assenti! Auguro a qualche politico che si trovi un metro d'acqua in casa. Per quel che può contare, massima solidarietà agli sfollati (padovani, vicentini o delle due provincie, fa poca differenza).

ARDEMAGNI? CHI E'?

Matteo Ardemagni, classe 1987, fino allo scorso anno era uno dei pezzi pregiati del Cittadella. Preso dalla Triestina, dove aveva inanellato la miseria di 25 presenze ed una rete, sotto le Mura è letteralmente esploso segnando ben 22 reti nella scorsa memorabile stagione. Ceduto all'inizio dell'anno all'Atalanta, ha finora giocato molto poco, ma ha trovato modo di far parlare di se proprio alla vigilia del match col Padova... Già nei giorni precedenti la gara aveva fatto capire di avere un pò il dente avvelenato nei confronti dei Biancoscudati, con dichiarazioni al vetriolo; sabato ha completato l'opera con gestacci e il "segno delle quattro dita" accompagnato al gesto di "andare a casa" nei confronti dei pochi tifosi biancoscudati (tesserati) presenti a Bergamo nel settore ospiti... Non ho assistito alla scena, non ho avuto modo di valutare il comportamento del giocatore e dei tifosi biancoscudati, ma mi fa strano pensare ai quattro vecchi dell'AICB come ad un manipolo di provocatori. Piuttosto mi verrebbe da pensare al "lavaggio del cervello" che può aver subito a Cittadella il giocatore, considerato che come ho già detto qualcuno all'interno della società granata soffre di un evidente "complesso d'inferiorità" nei confronti del Padova oltre a peccare molto di umiltà... Il fatto è che Cittadella è passata nella sua carriera, oggi il giocatore gioca nell'Atalanta dove non mi pare abbia ottenuto finora risultati così brillanti, ed allora forse dovrebbe iniziare a guardare avanti e non indietro! Fatta questa considerazione, direi che il gesto è indicativo dell'ignoranza molto diffusa all'interno della categoria dei calciatori: Ardemagni sfotte per la vittoria in una partita in cui non ha nemmeno giocato, in poche parole è stato inutile ai fini del risultato. Domanda: ma chi è Ardemagni? Come livello mi viene in mente Ballottelli, con la differenza che almeno lui per montarsi la testa ha ottenuto qualche ottimo risultato, non una sola stagione positiva a Cittadella dove tutto girava per il verso giusto! La speranza è che al ritorno il pubblico padovano possa riservargli un'accoglienza degna, tipo quella che si riservò a Bruno Bolchi all'Appiani... Che impari a rimanere al suo posto, definitivamente!

LA POLIZIA CI SPIA SU FACEBOOK

Molte persone ultimamente stanno scoprendo l'acqua calda, altri continuano ciecamente a non vedere sostenendo (è il caso per esempio del recente lancio della Tessera del Tifoso) che "se uno non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere". Ad ogni modo questo dovrebbe far riflettere tutti sul fatto che le forze dell'ordine (Polizia, Carabinieri, Finanza) non sono "al servizio del cittadino" come ama credere la categoria di coloro che "non hanno nulla da nascondere" ma bensì sono al servizio di chi comanda... in attesa che venga introdotto il reato di "Opinione Contraria"! Articolo tratto da l'Espresso:

Negli Stati Uniti, tra mille polemiche, è allo studio un disegno di legge che, se sarà approvato dal Congresso, permetterà alle agenzie investigative federali di irrompere senza mandato nelle piattaforme tecnologiche tipo Facebook e acquisire tutti i loro dati riservati. In Italia, senza clamore, lo hanno già fatto. I dirigenti della Polizia postale due settimane fa si sono recati a Palo Alto, in California, e hanno strappato, primi in Europa, un patto di collaborazione che prevede la possibilità di attivare una serie infinita di controlli sulle pagine del social network senza dover presentare una richiesta della magistratura e attendere i tempi necessari per una rogatoria internazionale. Questo perché, spiegano alla Polizia Postale, la tempestività di intervento è fondamentale per reprimere certi reati che proprio per la velocità di diffusione su Internet evolvono in tempo reale.
Una corsia preferenziale, insomma, che potranno percorrere i detective digitali italiani impegnati soprattutto nella lotta alla pedopornografia, al phishing e alle truffe telematiche, ma anche per evitare inconvenienti ai personaggi pubblici i cui profili vengono creati a loro insaputa. Intenti forse condivisibili, ma che di fatto consegnano alle forze dell'ordine il passepartout per aprire le porte delle nostre case virtuali senza che sia necessaria l'autorizzazione di un pubblico ministero. In concreto, i 400 agenti della Direzione investigativa della Polizia postale e delle comunicazioni potranno sbirciare e registrare i quasi 17 milioni di profili italiani di Facebook.
Ma siamo certi che tutto ciò avverrà nel rispetto della nostra privacy? In realtà, ormai da un paio d'anni, gli sceriffi italiani cavalcano sulle praterie di bit. Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e persino i vigili urbani scandagliano le comunità di Internet per ricavare informazioni sensibili, ricostruire la loro rete di relazioni, confermare o smentire alibi e incriminare gli autori di reati. Sempre più persone conducono in Rete una vita parallela e questo spiega perché alle indagini tradizionali da tempo si affianchino pedinamenti virtuali. Con la differenza che proprio per l'enorme potenzialità del Web e per la facilità con cui si viola riservatezza altrui è molto facile finire nel mirino dei cybercop: non è necessario macchiarsi di reati ma basta aver concesso l'amicizia a qualcuno che graviti in ambienti "interessanti" per le forze dell'ordine.
A Milano, per esempio, una sezione della Polizia locale voluta dal vicesindaco Riccardo De Corato sguinzaglia i suoi "ghisa" nei gruppi di writer, allo scopo di infiltrarsi nelle loro community e individuare le firme dei graffiti metropolitani per risalire agli autori e denunciarli per imbrattamento. Le bande di adolescenti cinesi che, tra Lombardia e Piemonte, terrorizzano i connazionali con le estorsioni, sono continuamente monitorate dagli interpreti della polizia che si insinuano in Qq, la più diffusa chat della comunità. Anche le gang sudamericane, protagoniste in passato di regolamenti di conti a Genova e Milano, vengono sorvegliate dalle forze dell'ordine. E le lavagne degli uffici delle Squadre mobili sono ricoperte di foto scaricate da Facebook, dove i capi delle pandillas che si fanno chiamare Latin King, Forever o Ms18 sono stati taggati insieme ad altri ragazzi sudamericani, permettendo così agli agenti di conoscere il loro organigramma.
Veri esperti nel monitoraggio del Web sono ormai gli investigatori delle Digos, che hanno smesso di farsi crescere la barba per gironzolare intorno ai centri sociali o di rasarsi i capelli per frequentare le curve degli stadi. Molto più semplice penetrare nei gruppi considerati a rischio con un clic del mouse. Quanto ai Carabinieri, ogni reparto operativo autorizza i propri militari, dal grado di maresciallo in su, ad accedere a qualunque sito Internet per indagini sotto copertura, soprattutto nel mondo dello spaccio tra giovanissimi che utilizzano le chat per fissare gli scambi di droga o ordinare le dosi da ricevere negli istituti scolastici. Mentre, per prevenire eventuali problemi durante i rave, alle compagnie dei Carabinieri di provincia è stato chiesto di iscriversi al sito di social networking Netlog, dove gli appassionati di musica tecno si danno appuntamento per i raduni convocando fans da tutta Europa. A caccia di raver ci sono anche i venti compartimenti della Polizia postale e delle comunicazioni, localizzati in tutti i capoluoghi di regione e 76 sezioni dislocate in provincia.