giovedì 4 novembre 2010

ULTRAS, UNA STORIA ITALIANA - prima parte

1980, Padova-Mestre, Stadio Appiani... i nostri "padri"!
Nella primavera 2004 sulla fanzine "Stile Appiani" uscì a puntate una ricostruzione storica degli ultras italiani; un'idea nata così, in un periodo di piena crisi, con l'idea di offrire uno spunto diverso al lettore su quello che è il "magico mondo della curva". Pochi sanno realmente cosa c'è "dietro" una curva, secondo l'opinione pubblica italiota gli ultras sono "quelli che spaccano tutto" o più specificatamente "quelli che lanciano motorini dagli spalti". D'altra parte questo è il paese in cui c'è Berlusconi al governo, e molte cose si possono spiegare tranquillamente da certi "spunti"... Ma anche molti ragazzi che la curva la frequentano, in realtà la vivono marginalmente, come un luogo in cui passare il tempo la domenica o il sabato pomeriggio, un posto come un altro, tanto gli fa andare in curva, tanto gli fa andare in discoteca, tanto gli fa andare in centro con la ragazza... Pochi, molto pochi (beata pigrizia!) si sono posti delle domande, hanno cercato di capire "da dove viene" la curva, il perchè di certi cori, di certi simboli, di certi modi di fare (e di vivere), di amicizie e rivalità fra tifoserie... Il sottoscritto è fra quei pochi, ed i motivi principali per cui oggi riprendo in mano un argomento già trattato sei anni fa sono essenzialmente due: 1-Perchè in sei anni sono cambiate parecchie cose, soprattutto a livello legislativo, e quindi è giusto avere un quadro completo ed aggiornato dell'insieme... 2-Perchè notando questa preoccupante tendenza all'ignoranza generalizzata, vorrei che questo lungo lavoro di ricerca (osservo le curve e tutto ciò che ci ruota intorno da quasi vent'anni!) potesse servire a molti altri ragazzi per avere una visione a 360° di un mondo ancora oggi oscuro (parliamo di un mondo che esiste da quarant'anni, è grave che la gente non abbia un'idea precisa di cosa sono!). Non mi interessa vantarmi del mio "sapere", anzi in questi vent'anni tutto ciò che "so" è tempo che man mano è stato tolto a cose forse anche più importanti. Quando una passione brucia, brucia parecchio anche di te. A questo punto, che almeno tutto questo "sapere" possa essere anche un valido aiuto per altri...

I primi Ultras a Vicenza, metà anni '70
Un tempo in Italia non esisteva il cosidetto "tifo organizzato", ma il pubblico era ugualmente caldo ed appassionato. Spesso le partite finivano in rissa o venivano addirittura sospese per le interperanze del pubblico. Oggi molti ricordano di quanto era bello andare allo stadio la domenica con la famiglia tutti insieme, ma molti hanno la memoria corta e ricordano solo ciò che gli fa comodo. Per esempio, nel lontano 1926 il Calcio Padova si beccò una multa di cinquemila lire inflitta dal Direttorio delle divisioni superiori per il "contegno scorrettissimo del pubblico in confronto dell'arbitro e per l'inerzia dei dirigenti nel frenare le intemperanze del pubblico". Sempre in quel periodo ci furono delle interperanze dopo un Petrarca-Bentegodi Verona con i tifosi ed i dirigenti veronesi costretti a rinchiudersi nella Caserma dei Carabinieri in Prato della Valle e questi ultimi costretti a sparare dei colpi di pistola in aria per disperdere la folla inferocita. Parliamo di Padova, la mia città, cito episodi che conosco di una piccola città di provincia. Potete immaginarvi come questi episodi in piazze più grandi e più calde fossero tutt'altro che occasionali. Ma non esistevano i club organizzati di tifosi, e men che meno gli ultras: era semplicemente una violenza spontanea, che poteva scaturire da errori arbitrali, da atteggiamenti provocatori dei giocatori in campo, da una sconfitta mal digerita... Qui a Padova già negli anni '30 esisteva un club di tifosi "organizzati", col nome che era tutto un programma ("La Rumorosa") e la sede al Bar Missaglia o alla Birreria Pilsen in Piazza Spalato (oggi Piazza Insurrezione), ma la seconda guerra mondiale calmò per un pò i "bollenti spiriti"... Fu nell'immediato dopoguerra, nella voglia di rinascita che attraversava l'Italia di allora, che cominciò a muoversi qualcosa: la "partita della domenica" divenne sempre più un evento, e qualcuno cominciò a pensare di dare un organizzazione vera e propria ai gruppi di tifosi che si muovevano. In questo contesto nacquero i Fedelissimi del Torino, anno 1951, tutt'oggi considerati i capostipiti del tifo organizzato come è inteso oggi. Ma qualcosa si mosse anche a Milano, sponda nerazzurra, per mano di Helenio Herrera: il "mago" credeva molto nel sostegno della tifoseria, sulla base della sua esperienza nel calcio argentino, e cominciò a far pressione sulla società di Angelo Moratti affinchè creasse dei gruppi di tifosi che incitassero la squadra con canti e slogans. Nacquero così i "Moschettieri" prima e gli "Aficionados" poi, antenati dei futuri Boys SAN. Siamo all'inizio degli anni '60, il tifo è ancora molto ruspante e lontano da come lo intendiamo oggi...
Anni '70: Ultras Tito a Milano
In quel decennio il mondo giovanile prende sempre più coscienza di se stesso, i ragazzi diventano ribelli, refrattari alle regole, agli schemi imposti dai loro genitori. Possiamo discutere finchè si vuole su quel periodo, ma credo sia innegabile il fatto che cambiò per sempre la prospettiva del mondo e della vita da parte dei giovani italiani... cambiamenti che cominciano a vedersi anche allo stadio: sempre più giovani entrano a far parte della vita organizzata dei vari club, tanto che in quel periodo i Fedelissimi del Toro danno vita a una loro sezione giovanile: i Commandos Fedelissimi. Ma solo nel 1968 arriva la svolta, che parte ancora da Milano, questa volta sponda rossonera: un gruppo di ragazzi comincia a riunirsi nell'allora rettilineo di San Siro (non vorrei dire una cazzata, ma dovrebbe corrispondere all'attuale "secondo anello rosso". Tenete presente che a quei tempi non esisteva il terzo anello nello stadio milanese!) e fonda la Fossa dei Leoni, prendendo il nome dal vecchio campo d'allenamento del Milan. La Fossa da allora viene considerata (fino al giorno dello scioglimento) capostipite di tutti i gruppi ultras, ma va detto che nel 1968 ancora non esisteva il concetto di "ultras" come lo intendiamo oggi: si trattava per lo più di club giovanili di tifosi, spesso staccatisi dai club "più grandi" come già spiegato. Naturalmente i cugini non stanno a guardare ed un anno più tardi nascono i Boys-Furie Nerazzurre che qualche anno dopo cambieranno nome in Boys-SAN (Squadre d'Azione Nerazzurre). Nello stesso anno a Genova i tifosi della Sampdoria fondano il Sampdoria Club Tito Cucchiaroni, la cui ala più giovane si fa chiamare "Ultras", che non sarebbe altro che l'acronimo di una scritta che all'epoca "spadroneggiava" sui muri del quartiere genovese di Sampierdarena (Uniti Legneremo Tutti i Rossoblù A Sangue, le cui iniziali formano appunto la parola ULTRAS). Con buone probabilità i sampdoriani sono stati la prima tifoseria organizzata ad utilizzare il termine "Ultras". Non ne posso essere sicuro, in quanto anche gli Ultras Granata rivendicano la paternità del nome: al termine di un Torino-Varese del 1971 infatti si verificarono gravi incidenti, con l'arbitro che venne inseguito fino all'aeroporto dai tifosi inferociti. Il giorno dopo, nel descrivere i tafferugli, un giornalista bollò i tifosi incazzati con il termine "ultras", che in Francia veniva utilizzato spesso per identificare gli estremisti politici. Il termine piacque molto ai giovani del Commandos Fedelissimi che due anni dopo, in posizioni di contrasto verso la tifoseria in occasione dell'esonero dell'allenatore granata Gustavo Giagnoni, decisero di adottare il nome di Ultras Granata, proprio per distinguersi dal resto del club. Ad ogni modo, qualcosa era cambiato, decisamente. 
Atalanta-Toro, 1978
Nel 1971 a Verona nascono le Brigate Gialloblù, infrangendo di fatto un "tabù" che fino a quel momento vedeva la nascita di gruppi "ultras" giovanili solo nelle grandi città... Un'idea controcorrente per una tifoseria che più di ogni altra (insieme ai romanisti) influenzerà in futuro il modo di tifare. A Roma cominciano a vedersi i primi gruppi all'inizio degli anni '70: Centurioni, Boys e Fedayn (questi ultimi due ancora attivi) da parte giallorossa e Commandos Monteverde Lazio da parte biancazzurra; ma un'organizzazione vera e propria è ancora lontana da venire. Fra il 1973 ed il 1977 il fenomeno esplode definitivamente, sia nelle squadre di grandi città o di piazze rinomate (Genova sponda rossoblù con la Fossa dei Grifoni, Torino sponda Juve con la Gioventù Bianconera ed i Venceremos, Bologna con i Forever Ultras) che nei piccoli centri (Bergamo, Alessandria, Modena, Reggio Emilia, Cesena, La Spezia, Vicenza, Padova, Trieste...). Si tratta però di un fenomeno particolarmente radicato al Nord, quasi nullo al Sud: nel meridione infatti tolte alcune piazze "precorritrici" (Neologismo stile di vita! N.d.r.) come Catanzaro (dove già nel 1973 nascono gli Ultras Catanzaro), Napoli o Bari; il fenomeno stenta a decollare e solo verso la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 comincerà a vedersi un certo "fermento giovanile" anche da quelle parti... Va detto che grazie allo spirito caldo e battagliero dei meridionali le tifoserie del Sud ci metteranno poco a colmare il gap che le divide da quelle del Centro-Nord, anche se per molti anni il pericolo maggiore nel recarsi in trasferta nei campi del mezzogiorno non saranno tanto gli ultras quanto gli abitanti stessi del luogo!
"Verona Club Brigate Gialloblù" a Roma negli anni '70
In quel periodo quasi tutti gli ultras, pur nascendo spesso e volentieri da scissioni con altri club di tifosi, aderiscono per comodità (maggior facilità a reperire i pullman per le trasferte, uno dei primi motivi) ai locali Centri di Coordinamento, organizzazioni all'interno delle quali, tuttavia, dureranno poco, ma cominciano altresì a segnare il territorio a proprio modo: quasi tutti prendono posto nei settori più "popolari" ed economici degli stadi (le curve, o negli stadi all'epoca ancora sprovvisti di curva, i rettilinei e le gradinate) e cominciano a darsi una gerarchia ed uno stile "militare" (dovete sempre tenere presente che parliamo degli anni '70). L'abbigliamento che va per la maggiore è rappresentato da tute mimetiche, baschi, sciarponi di lana fatte a mano con i colori sociali della squadra, eskimi... e sempre più spesso gli "accessori" preferiti diventano catene, chiavi inglesi, pistole lanciarazzi, caschi da motociclista! Si cominciano a confezionare i primi striscioni, che rappresentano il nome del club e di fatto diventano la prima e più importante forma di "demarcazione" del territorio, un'autentica "icona" nell'immaginario collettivo degli ultras... Per la verità i primi striscioni sono piuttosto raffazonati e senza troppe pretese, ma tutti rigorosamente con i colori sociali, il nome del gruppo (dipinto a mano o cucito spesso con lettere squadrate) ed il simbolo: negli anni '70 quelli che andavano per la maggiore erano stelle a cinque punte (pure gli "Ultras" ed il "Magico Padova" negli anni '70 ce l'avevano...) e teschi, ma anche chiavi inglesi, spade, aquile... Anche gli slogans, che fino a quel periodo erano stati molto "ruspanti" e raramente andavano oltre il nome della squadra ritmato, diventano parte integrante del "bagaglio" dei nuovi club giovanili, veri e propri canti ripresi dalla politica o dalla tradizione musicale italiana e non. A qualche osservatore esterno non sfuggiranno le analogie politiche con l'epoca, ed in qualche maniera potremmo dire che gli ultras di fatto "sono nati con la politica", ma forse quest’affermazione non è del tutto esatta: si tratta in realtà di una nuova forma di aggregazione che parte da fuori lo stadio; dalla piazza o dalla sede di partito, ma anche dai quartieri più degradati e dalle periferie dove in quegli anni si respira un forte senso di rivincita e di riscatto sociale. I nuovi giovani tifosi cercano nella fede per la squadra una forma di lotta, portando in pratica all’interno delle gradinate quella che era la vita di tutti i giorni.
Roma, 9 gennaio 1977: la nascita del più grande, fedele e combattivo gruppo ultrà
Cominciano a comparire anche i primi fumogeni sugli spalti (che all'epoca non erano in vendita ma venivano trafugati dai magazzini delle stazioni o direttamente dai treni prima che qualcuno decidesse di metterli sottoschiave), ma soprattutto cominciano a vedersi i primi scontri fra tifoserie non legati direttamente all'andamento della partita: succede spesso negli anni '70 che i tifosi delle due squadre siano mischiati sugli spalti in quanto non esistono ancora i settori ospiti, ed ancora più spesso proprio nelle curve si trovino gomito a gomito le due tifoserie con conseguenze ovvie! Gli ultras sviluppano un forte "senso del territorio", rappresentato dalla curva o dal settore in cui usano ritrovarsi, che non è nulla di diverso dal concetto di territorio che hanno le bande giovanili o le compagnie di ragazzi nei quartieri cittadini: la curva (o il settore occupato) è casa propria, e non sono gradite incursioni da parte di tifosi ospiti fastidiosi e rumorosi! Lo imparano sulla propria pelle i napoletani che vengono cacciati a forza dalla Curva Fiesole di Firenze... Ma non è solo una questione di territorio, in quegli anni c'è anche molta politica e soprattutto molta voglia di confrontarsi e, perchè no, di "mostrare i muscoli", far vedere chi è il più forte: sono "politici" gli scontri che nel 1976 vedono contrapposti veronesi e bolognesi, dopo che questi ultimi si sono presentati al Bentegodi (in una città "nera" ed in netta controtendenza per l'epoca...) con bandiere dell'allora PCI e cantando canzoni comuniste... al contrario la politica non centra proprio nulla nel 1978, quando gli Ultras Granata del Toro si presentano a Bergamo di buon mattino lasciando scritte sui muri ed infastidendo i passanti: gli atalantini non la prendono bene e si scatenerà un autentico pomeriggio di guerriglia, con sprangate e lancio di razzi sugli spalti! Ormai è chiaro a tutti che le rivalità fra tifoserie hanno travalicato quello che è l'andamento della partita, ed alcune società corrono ai ripari (tardivamente) assegnando una delle due curve dello stadio ai tifosi ospiti... Chi ha vissuto gli anni ’70 sicuramente non ha dimenticato lo stato di tensione che attanagliava ogni singola giornata. La politica era un vero e proprio collante, un ideale che portava allo scontro ed al compimento di vere e proprie stragi ed attentati (mentre oggi, per la maggior parte dei casi, definirsi di destra o di sinistra è più che altro una moda…); per le strade, nelle università, sul lavoro i contrasti di natura politica finivano spesso molto male… In questo contesto nacquero gli ultras, e non è da escludere che a qualche Ministro ed a qualche Questore la cosa non abbia fatto piacere: certo, era molto più facile incanalare il disagio sociale dentro la curva di uno stadio e lasciare che trovasse sfogo nel contesto calcistico, piuttosto che lasciarlo libero per le strade con conseguenze facilmente immaginabili… D'altro canto è chiaro che i primi gruppi ultras avessero una forte connotazione politica (per la maggior parte a sinistra, poiché questa era la “colorazione” della maggior parte dei giovani italiani in quel periodo), ma che tendevano a separare da ciò che era la fede calcistica. Col tempo l’ideologia politica comincerà piano piano a sparire dalle curve, anche se nei vari striscioni teschi, spade e stelle a cinque punte rimarranno ancora per molti anni, svuotati dal loro significato “politico” e visti più come il logo del gruppo.
Commandos Tigre a Verona, anni '70
Nella seconda metà degli anni settanta si contano già diversi gruppi ultras nelle maggiori città del Centro-Nord; ed all’interno di molte tifoserie i vari gruppi arrivano ad unirsi dietro un'unica insegna, una sorta di "Centro di Coordinamento degli ultras" se mi passate il termine: unire le forze per il bene della tifoseria stessa. Con questo sistema  gli ultras del Toro, al tempo tifoseria molto temuta, invidiata ed imitata da tutti, avevano dato vita agli "Ultras Granata-Maratona club Torino" qualche anno prima… Con questo sistema, qualche anno più tardi anche i romanisti deideranno di seguire l’esempio: In quegli anni l’Olimpico era un brulicare di gruppetti e compagnie di quartiere, tutti molto validi, ma poco organizzati e poco numerosi. Nel 1977 tutti questi gruppetti decisero di unire le forze, per dar vita al più grande, il più fedele, il più combattivo gruppo ultrà (Dalle parole di un ultras romanista dell’epoca)”. Nacque così il Commando Ultrà Curva Sud, che negli anni a seguire rappresenterà un vero e proprio punto di riferimento per l’interno movimento ultras italiano, prontissimo a copiarne i cori e le gesta. Di lì a poco anche i cugini laziali seguirono quest'idea (“Eagles Suporters”, 1979). Sul finire degli anni ’70 gli ultras prendono sempre più piede, e gli scontri fra tifoserie aumentano: non esistono ancora negli stadi i famigerati “settori ospiti” (a parte l'accortezza di alcune società di dividere le due tifoserie fra le due curve, ma parliamo sempre di divisioni sommarie in stadi che molto spesso non avevano nemmeno i divisori fra un settore e l'altro!), figuriamoci le scorte per le trasferte! Uno degli “sport” preferiti dell’epoca è quello di invadere la curva degli avversari, occupandone il territorio e strappandone gli striscioni; riadattamento di una tradizione molto in voga in Gran Bretagna in quel periodo fra le bande di hooligans, il “Take the end”, che consisteva nel mischiarsi ai tifosi avversari per poi colpirli a tradimento e conquistarne la curva. Sempre in quel periodo, tuttavia, cominciano a nascere le prime alleanze fra opposte tifoserie, quelle che di li a qualche anno prenderanno il nome di “gemellaggi”: altro non sono che l’unione di due o più tifoserie verso una squadra nemica in comune. Ad esempio, l’odio comune per la Juve porterà viola e granata a stringere uno storico rapporto d’amicizia. Dal canto loro i bianconeri si uniranno ai bergamaschi, dal 1978 nemici giurati del Toro. È curioso notare come molti dei rapporti di amicizia nati in quegli anni nel tempo si deterioreranno, trasformandosi in feroci rivalità. Esempi più clamorosi? Juve-Roma-Atalanta, Toro-Lazio, Verona-Roma, Milan-Genoa...
Sambenedettesi al vecchio stadio "Ballarin"
Le tifoserie italiane degli anni '70 sono una via di mezzo fra le “torcidas” sudamericane (per via del tifo ruspante e caloroso) ed i “mob” inglesi (per via della violenza e degli scontri che si fanno via via sempre più feroci); e proprio questa morbosa ammirazione per gli hooligans porterà in quel periodo alcuni esponenti delle Brigate Gialloblù di Verona ad una serie di viaggi oltremanica, per seguire da vicino le gesta degli “Head Hunters” del Chelsea. Un fattore questo che nel corso del decennio successivo condizionerà non poco la storia degli ultras scaligeri...
Gli anni ’70 si chiudono con una tragedia: il 28 ottobre 1979, pochi minuti prima del derby fra Roma e Lazio, un razzo sparato dalla curva giallorosa colpisce in pieno volto Vincenzo Paparelli, tifoso laziale appostato in Curva Nord, uccidendolo. L’intera giornata sarà funestata da gravi incidenti: nella stessa domenica scontri fra opposte tifoserie anche prima, durante e dopo Ascoli-Bologna e Brescia-Como. Il mondo del calcio si sveglia sotto chock, chiedendosi il perché di tante cose… Forse il fenomeno era stato sottovalutato, forse gruppi estremistici finanziavano i tifosi più giovani, forse a qualcuno faceva comodo che le cose andassero così, forse… Alla fine, dopo tante parole, il governo se ne esce con la proposta di vietare striscioni riportanti nomi, slogan e simboli che possano in qualche maniera inneggiare alla violenza. Ne farà le spese il C.U.C.S Roma, costretto per qualche anno a cambiare nome in “I Ragazzi della Sud”, ne faranno le spese pochi altri gruppi in Italia. Alla fine non cambierà proprio nulla, se non che l’Italia per la prima volta si interroga sul problema della violenza negli stadi, e per la prima volta il nome degli ultras balza agli “onori” delle cronache; tanto da ispirarne un libro, il primo libro sul tifo organizzato che uscirà di li a pochi mesi: “Ragazzi di Stadio” di Daniele Segre… Per la cornaca: dopo molti anni l’intero mondo del calcio si dimenticherà di Vincenzo Paparelli, della sua famiglia, e di tutte le promesse fatte sul momento; gli unici che manterranno la promessa fatta di onorarne la memoria e di un fattivo appoggio alla famiglia saranno proprio un gruppo ultras, un gruppo di appartenenti a quella categoria che lo aveva ucciso: gli Irriducibili Lazio (questa comunque è un’altra storia…)!
1978: lucchesi a Ferrara
Le foto sono state gentilmente "trafugate" dall'archivio facebook dell'amico Vecchio Astra. Non me ne vorrà, visto che ne ho fatto buon uso...

LA TESSERA DEL TIFOSO, UNA CARD DA CESTINARE?

Articolo tratto da Calcio Press:

Calcio italiano sempre più nella bufera. Non c’è (quasi) più niente che funzioni. I problemi irrisolti si moltiplicano e minano il sistema fin dalle sue fondamenta. Nelle (ex?) stanze dei bottoni, nessuno ha il carisma necessario per affrontarli e risolverli. Accade così che il sistema sprofondi da un punto di vista organizzativo: lo svuotamento degli stadi ne è la prova provata. Non parliamo poi di quanto sta accadendo sotto il profilo tecnico: il vergognoso affondamento dell’Inter al White Hart Lane di Londra, ad opera di un Tottenham quinto in Premier League, è il segnale della mediocrità in cui si dibatte il nostro campionato. Il prestigio a livello internazionale dell’Italia non è mai stato così basso. Tra l’indifferenza degli italiani l’italietta del 2010 sta diventando la barzelletta d’Europa. In questo marasma il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, va ancora in giro a compiacersi dei presunti successi della Tessera del tifoso ovvero uno dei più indecenti obbrobri partoriti dalla fantasia di un burocrate del terzo millennio. Riportiamo due bordate alla card che stanno facendo il giro del web. La prima è tratta da Il Fatto Quotidiano (a sostegno del suo assunto cita un articolo di Calciopress). La seconda di Striscia la notizia, grazie al giornalismo d’assalto di Cristiano Militello. Occhio ragazzi! Quando scende in campo Striscia, e il web si schiera, sono rischi seri per quanti finiscono nel centro del mirino. Specie per chi si crede depositario di una verità tutta da dimostrare (Sergio Mutolo). 

1. “Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, insieme al suo codazzo di scorta e servizio d’ordine, il 26 ottobre si è presentato nella sede della Lega Calcio, dove ha incontrato i presidenti di serie A. E ha sciorinato una serie di numeri da far girare la testa. Che i numeri non fossero il suo forte, il ministro ne aveva già dato prova prima di Italia–Serbia, allorché, unico, non sapeva che un’orda di tifosi serbi stava arrivando a Genova per la partita. Per lui erano solo poche decine. E tutti bravi padri di famiglia. Be’, gli sarebbe bastato consultare internet, dove già dal giorno prima si riportava la notizia della presenza di almeno 1300 tifosi ospiti (fonte: Calciopress). Cosa che deve aver fatto la Uefa, la quale ci ha multato. Ma ancora meglio avrebbe fatto, il ministro Maroni, a leggere i dati dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. Perché sostenere che, grazie alla tessera del tifoso, la violenza negli stadi è stata abbattuta del 50%, quando quella tendenza è in atto da anni, è un po’ forzato. Sostenere poi che i tifosi sono così aumentati, un insulto alle capacità visive di ognuno (“Il Fatto Quotidiano”).

2. Cristiano Militello, inviato speciale di Striscia la Notizia negli stadi italiani, ha evidenziato in un servizio del 30 ottobre le assurdità, della Tessera del Tifoso. Una card piena di contraddizioni e anche pericolosa. Nel suo servizio promette che rivelerà presto anche il giro d’affari che c’è dietro a questo tanto criticato provvedimento, fortemente voluto dal Viminale ministro Maroni. L’inviato di Striscia la Notizia, con immagini e video, ha portato alla luce quanto accade in alcuni stadi italiani: settori ospiti vuoti o quasi non perché i tifosi della squadra che gioca in trasferta non ci siano, ma proprio – per l’assurdo che provoca la “Tessera” – solo i tesserati possono entrare in quel settore. Chi non ha voluto (potuto) tesserarsi può acquistare un biglietto per altri settori dello stadio e viene a stretto contatto con altre tifoserie. La replica del servizio ha fatto il giro della rete e sta spopolando anche su Facebook. Per condividere il video cliccate su questo link tratto da Dodicesimo Uomo “la voce dei tifosi viola”

mercoledì 3 novembre 2010

FRA LE PIEGHE DI UN PAESE RIDICOLO E TERZOMONDISTA

Il Perugia dopo l'epoca delle "vacche grasse" di Gaucci (fuggito a Santo Domingo lasciando che la giustizia facesse il suo corso con i figli... questo dà l'idea di che paese sia l'itaGlia!) è fallito per ben due volte ed oggi milita nel CND, in un girone misto umbro-toscano, dove vista la vicinanza riesce a portare in giro un gran numero di tifosi. Nello stesso girone c'è l'Arezzo, unica altra tifoseria degna di questo nome. Da inizio stagione i tifosi aretini si vedono negare regolarmente le trasferte in provincia di Perugia, anche in paesi con mille abitanti. Forse il Casms teme che possano disturbare la messa della domenica pomeriggio. Ovviamente domenica dovrebbe esserci Arezzo-Perugia, e che fa il Casms? Vieta la trasferta ai tifosi del Perugia ovviamente! Mi fa piacere che questo pseudo-organismo sia sempre vigile ed all'erta, direi che i risultati si sono visti... E direi che se n'è accorto anche Danilo Tedeschini, giornalista perugino che scrive sul sito della società umbra:

Decisione giustissima, che non fa una piega perchè l'Osservatorio osserva e vieta. Ma che pretendono queste orde di belve barbariche vestite di biancorosso  che, negli ultimi due mesi, hanno devastato nell'ordine Sansepolcro, Città di Castello, Civita Castellana e Orvieto bruciando case, chiese e seminando il terrore nelle popolazioni di quelle terre, altro che gli agnellini serbi fatti tranquillamente arrivare a Genova. E' arrivato il momento di dire basta a queste distruzioni, anche perchè fino ad ora c'era la scusante di aver potuto giocare in impianti capienti, dotati dei più sofisticati sistemi di sicurezza e che avevano ospitato i mondiali del '90, come il San Siro di Sansepolcro, il San Paolo di Città di Castello, l'Olimpico di Civitacastellana e il San Nicola di Orvieto e dove si è potuto limitare, almeno all'interno di questi impianti, i tentativi di devastazione da parte delle belve in biancorosso. Ma al campetto del Città d'Arezzo  no, lì al massimo c'entrano duecento persone in tutto e il settore ospiti tiene tre persone al massimo, Come si fa, ha osservato l'Osservatorio, stavolta è troppo pericoloso e allora chiudiamolo sto piccolo recinto ai perugini. E poi negli ultimi due anni tra Arezzo e Perugia c'è scappato anche il morto! E quest'ultimo accadimento, cari lettori, non è la conclusione di fantasia al mio sarcastico articolo ma, putroppo. è la cruda realtà, visto che a Badia al Pino, proprio nella strada che collega Arezzo e Perugia, due anni fa veniva ucciso dall'agente Spaccarotella un giovane tifoso laziale, Gabriele Sandri. Non era  perugino e neanche aretino, era semplicemente un ragazzo di ventitrè anni che amava il calcio.   

A questo punto un consiglio ai tifosi perugini mi sento di darlo: partite lo stesso, non farete cambiare idea a questi inetti ma almeno darete un segnale forte e li obbligherete a tenervi d'occhio ed a guadagnarsi la paga domenica. Che tanto, le disposizioni del Casms sono niente di più e niente di meno che come la carta igienica: buone per pulirsi il culo!

COMUNICATO TRIBUNA FATTORI PADOVA

I Ragazzi della Tribuna Fattori comunicano che, in occasione della partita contro l’Empoli di sabato 6 novembre, effettueranno in collaborazione con l’AICB ed il Calcio Padova una raccolta fondi a favore degli sfollati e degli alluvionati della nostra Provincia e della nostra Regione. La raccolta fondi verrà effettuata nel Parcheggio Sud dell’Euganeo, nella zona delle biglietterie dove in genere si posizionano i ragazzi addetti alla vendita del materiale. Tutti noi abbiamo visto e qualcuno ha anche provato sulla propria pelle le conseguenze dell’alluvione, pertanto invitiamo tutti i tifosi biancoscudati a mettersi una mano sul cuore.
Avvisiamo inoltre che anche sabato continuerà la raccolta firme nell’ambito dell’iniziativa “Una firma per Gabriele” (Circa 300 quelle raccolte fin’ora a Padova), pertanto tutti coloro che non hanno ancora firmato possono approfittarne sabato prima della partita presso il punto di raccolta allestito alle Biglietterie Sud

Ultras Padova Tribuna Fattori

L'ESONDAZIONE DEL BACCHIGLIONE... Seconda parte

Questa mattina a Ponte San Nicolò la situazione era decisamente migliorata. Finalmente dopo tre giorni è tornato fuori il sole, il livello dell'acqua rimane alto ma piano piano si sta ricominciando. E' il momento che si contano i danni. Questa mattina tutte le strade erano aperte: sia il centro di Roncajette (chiuso fino a ieri sera), sia l'ultimo tratto della frazione di Rio prima di entrare nella Zona Artigianale (chiuso ieri pomeriggio, ma aperto poi ieri sera). L'acqua si era piano piano ritirata e la gente stava riprendendo possesso della propria vita. Rimane chiuso ancora il ponticello che collega con Polverara ed il tratto di strada che da Roncajette porta verso Casalserugo (dove pare ci siano non pochi problemi). Verso l'ora di pranzo la protezione civile stava ancora aspirando acqua con le pompe dai campi e dalle case vicini all'argine di Roncajette mentre a Rio la situazione era decisamente migliorata. A Roncaglia ieri sera c'era stata paura che l'argine potesse rompere, oggi a pranzo la situazione era ancora sotto controllo, l'acqua però non era calata particolarmente e c'è ancora una certa apprensione soprattutto per chi abita vicino alle chiuse, al confine col quartiere padovano di Voltabarozzo. Così come verso il Ponte dei Quattro Martiri ed il Bassanello, dove la situazione mi è sembrata stazionaria. Certo, siamo ancora tutti in bilico, un'altro giorno di pioggia e finisce sott'acqua pure la Piovese...
Spazio alle immagini:
La situazione a Roncajette, stanotte...
Roncajette, stamattina
Il centro di Roncajette, riaperto al traffico
La situazione dei fossi
Visione dall'argine del fiume e dei campi circostanti
la strada verso Casalserugo e Polverara, ancora chiusa
Il campo sportivo di Roncajette, allagato
Roncaglia, le chiuse al confine con Voltabarozzo
Lo Scaricatore, in direzione Roncaglia
Le chiuse, con la solita consueta incuria, dalla parte verso Voltabarozzo
Le case a rischio, fra Roncaglia e Voltabarozzo
Questa la situazione nel mio Comune. Per quel poco che so, a Vighizzolo (vicino Este) ieri ci sono stati momenti di tensione in quanto il Prefetto era deciso a non concedere il permesso di far rompere gli argini sui campi in vista dell'onda piena del Canale Frassine (prevista verso le 3,30 di ieri notte). Per alcune ore c'è stata addirittura la Celere schierata nelle strade sia per evitare rappresaglie contro il Comune sia per evitare che la gente in barba alle ordinanze prefettizie facesse da se il lavoro. Dopo un lungo tira e molla gli abitanti hanno vinto, e verso le 23,30 è arrivata l'ordinanza che autorizzava la rottura dell'argine per l'alba di oggi. 
Situazione critica a Casalserugo dove verso la mezzanotte di ieri l'acqua è arrivata quasi in centro al paese. Un ragazzo della Fattori, che abita a San Giacomo d'Albignasego, ha il primo piano della palazzina dove abita invaso dall'acqua. Casa sua è in salvo, visto che abita al secondo piano, ma oggi come oggi ha la corrente che va a sprazzi ed è senza luce e gas. Dicono che ci vorrà qualche giorno per sistemare la situazione. Questo quel poco che so, per testimonianza diretta. Ci sarebbero anche le notizie che arrivano dai giornali, ma forse sarebbe più utile che qualche anima pia mi dicesse la situazione nel suo paese, le voci "non ufficiali" che molto spesso rendono l'idea molto meglio. Ad ogni modo, qui c'è un interessante articolo sulla situazione che si è venuta a creare. Per chi volesse capire da dove può nascere tutto questo disastro. Se poi volete sapere cosa ci aspetta, la situazione sarà stazionaria fino a sabato, poi ci aspettano altri tre-quattro giorni di pioggia e nubifragi. Non lo dico io, lo dicono loro. Sperando che chi di dovere abbia previsto la situazione, e che non facciamo la fine di Vicenza... 

DIVIETO DI FUMO A SAN SIRO!

Fonte: Goal.com

Dopo la protesta con tanto di panini messa in atto dai tifosi del Parma, potrebbe venir indetto lo SCIOPERO DEL RISOTTO da parte di milanisti ed interisti! E’ infatti stata “riscaldata” una mozione già proposta 5 anni fa e che prevede che allo stadio di San Siro sia vietato fumare. Come sarà questo risotto, che è rimasto più di 5 anni a mantecare ed ora sembra sia pronto per essere impiattato? Già nel 2005 era stata fatta una proposta da parte di Stefano Carugo, consigliere dell’allora Forza Italia nonchè cardiologo, che prospettava la possibilità di vietare le sigarette sugli spalti di San Siro ma tutto finì come... fumo al vento e niente fu fatto. messa in atto dai tifosi del Parma, potrebbe venir indetto lo
Ma, e lo sa bene chi cucina il risotto alla milanese, quando lo si fa saltare e lo si gusta il giorno dopo... è tutta un’altra cosa! E quindi eccolo, riproposto dopo una saltatina in padella: il cuoco in questione è Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore alla Sanità del comune di Milano, che ritiene che la zuppa l’è cotta! E prima che il risotto diventi lungo, ha intenzione di sottoporre all’assessore allo Sport e Tempo Libero, Alan Rizzi, la sua idea: allo stadio si va senza sigarette!
Sorprendente il sondaggio cha ha commissionato l’Istituto Negri che, come ci dice la Gazzetta dello Sport, ha collezionato il 68,5% fra i favorevoli a questa iniziativa. Ed altrettanto sorprendente è la motivazione con la quale Carugo, 5 anni or sono, argomentava la sua mozione: a San Siro i seggiolini sono troppo vicini, parecchi bambini sono presenti ma soprattutto NON CIRCOLA L’ARIA!
E allora la domanda sorge spontanea: ma se non circola l’aria, perchè sono ammessi i fumogeni? Non nuociono più quelli di qualche sigaretta accesa qua e là? Vogliamo mettere 50.000 poliziotti per controllare 50.000 persone? Non sarebbe meglio spendere le energie per cercare di adeguare S. Siro alle benedette 5 stelle UEFA per poter ospitare ancora finali e semifinali di Champions?
Per par conditio, è bene aggiungere che se i fumatori avessero più educazione nel scegliere momento e luogo in cui accendere la sigaretta e maggiore civiltà nell’atto di gettare il mozzicone, tutto questo discorso altro non sarebbe se non... ARIA FRITTA!

Mancava anche questa... quando avranno finito di rompere i coglioni a chi va allo stadio e si metteranno a fare le cose seriamente e non per cercare della facile pubblicità non sarà mai troppo tardi!
Per la cronaca, lo stadio è un luogo aperto, non un locale chiuso. Potrebbero allestire delle aree "fumatori" e "non fumatori" nelle tribune (eviterei nelle curve) come fanno in altre parti del mondo; ma non vedo il motivo di "vietare in toto"! I non fumatori farebbero bene a capire che il proibizionismo all'americana è un fallimento (come la cieca repressione che persegue il governo itaGliano, rigorosamente minuscolo!), e che se un fumatore vuole ammazzarsi ne ha pieno diritto, quindi si al fumo all'aria aperta (o così, o si dichiarino definitivamente le sigarette fuori legge e lo stato smetta di intascarsi i nostri soldi)!
Un'ultima cosa sul sondaggio della Gazzetta: per caso l'ha creato e seguito  Gianni Potti?

martedì 2 novembre 2010

L'ESONDAZIONE DEL BACCHIGLIONE... Prima parte

Padova e l'hinterland oggi sono in ginocchio, "grazie" a due giorni di pioggia che sono cosa normale in questa stagione... Non che ci fosse bisogno di un mezzo disastro per aprire gli occhi, qualcuno (oltre al sottoscritto) si sarà reso conto che da qualche anno a questa parte bastavano due gocce d'acqua per paralizzare una città. Lapadovabene.it intende documentare (con i pochi mezzi a disposizione) il disagio degli abitanti della periferia, del mio comune in particolare (Ponte San Nicolò) ma un pò di tutto quello che si sta vivendo in queste ore alle porte di Padova. Spazio prima di tutto alle immagini:

Il Comune di Ponte San Nicolò in stato d'emergenza...
I campi verso Roncajette
La zona artigianale di Ponte San Nicolò
La strada chiusa alle porte di Roncajette, da cui si procede a piedi...
L'argine a Roncajette

Le case vicine all'argine
Il tratto d'argine che porta verso Isola dell'Abbà e Polverara
Roncaglia
 
Il Bacchiglione a Tencarola
La situazione a Vicenza (altra città martoriata e messa molto peggio di Padova) la potete vedere cliccando qui.
In questo momento non piove, e la situazione è abbastanza sottocontrollo, perlomeno a Roncaglia. Alcune fonti tuttavia dicono che sia attesa una grossa piena da Vicenza. Di sicuro è atteso Bertolaso, portategli un paio di minorenni disponibili (visto che ce ne sono a caterve ultimamente).
Nella mattinata di domani mi muoverò meglio e cercherò di documentare la situazione il meglio possibile. Acqua permettendo. Chiudo lasciandovi con gli aggiornamenti registrati fino a questo momento sul sito del Mattino di Padova. Vi sembrerà ridicolo, ma questo è stato l'unico sito in cui si sono potute avere notizie ed aggiornamenti in tempo reale. Comune, Provincia ed Assessorati vari più che mai sono stati assenti! Auguro a qualche politico che si trovi un metro d'acqua in casa. Per quel che può contare, massima solidarietà agli sfollati (padovani, vicentini o delle due provincie, fa poca differenza).

ARDEMAGNI? CHI E'?

Matteo Ardemagni, classe 1987, fino allo scorso anno era uno dei pezzi pregiati del Cittadella. Preso dalla Triestina, dove aveva inanellato la miseria di 25 presenze ed una rete, sotto le Mura è letteralmente esploso segnando ben 22 reti nella scorsa memorabile stagione. Ceduto all'inizio dell'anno all'Atalanta, ha finora giocato molto poco, ma ha trovato modo di far parlare di se proprio alla vigilia del match col Padova... Già nei giorni precedenti la gara aveva fatto capire di avere un pò il dente avvelenato nei confronti dei Biancoscudati, con dichiarazioni al vetriolo; sabato ha completato l'opera con gestacci e il "segno delle quattro dita" accompagnato al gesto di "andare a casa" nei confronti dei pochi tifosi biancoscudati (tesserati) presenti a Bergamo nel settore ospiti... Non ho assistito alla scena, non ho avuto modo di valutare il comportamento del giocatore e dei tifosi biancoscudati, ma mi fa strano pensare ai quattro vecchi dell'AICB come ad un manipolo di provocatori. Piuttosto mi verrebbe da pensare al "lavaggio del cervello" che può aver subito a Cittadella il giocatore, considerato che come ho già detto qualcuno all'interno della società granata soffre di un evidente "complesso d'inferiorità" nei confronti del Padova oltre a peccare molto di umiltà... Il fatto è che Cittadella è passata nella sua carriera, oggi il giocatore gioca nell'Atalanta dove non mi pare abbia ottenuto finora risultati così brillanti, ed allora forse dovrebbe iniziare a guardare avanti e non indietro! Fatta questa considerazione, direi che il gesto è indicativo dell'ignoranza molto diffusa all'interno della categoria dei calciatori: Ardemagni sfotte per la vittoria in una partita in cui non ha nemmeno giocato, in poche parole è stato inutile ai fini del risultato. Domanda: ma chi è Ardemagni? Come livello mi viene in mente Ballottelli, con la differenza che almeno lui per montarsi la testa ha ottenuto qualche ottimo risultato, non una sola stagione positiva a Cittadella dove tutto girava per il verso giusto! La speranza è che al ritorno il pubblico padovano possa riservargli un'accoglienza degna, tipo quella che si riservò a Bruno Bolchi all'Appiani... Che impari a rimanere al suo posto, definitivamente!

LA POLIZIA CI SPIA SU FACEBOOK

Molte persone ultimamente stanno scoprendo l'acqua calda, altri continuano ciecamente a non vedere sostenendo (è il caso per esempio del recente lancio della Tessera del Tifoso) che "se uno non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere". Ad ogni modo questo dovrebbe far riflettere tutti sul fatto che le forze dell'ordine (Polizia, Carabinieri, Finanza) non sono "al servizio del cittadino" come ama credere la categoria di coloro che "non hanno nulla da nascondere" ma bensì sono al servizio di chi comanda... in attesa che venga introdotto il reato di "Opinione Contraria"! Articolo tratto da l'Espresso:

Negli Stati Uniti, tra mille polemiche, è allo studio un disegno di legge che, se sarà approvato dal Congresso, permetterà alle agenzie investigative federali di irrompere senza mandato nelle piattaforme tecnologiche tipo Facebook e acquisire tutti i loro dati riservati. In Italia, senza clamore, lo hanno già fatto. I dirigenti della Polizia postale due settimane fa si sono recati a Palo Alto, in California, e hanno strappato, primi in Europa, un patto di collaborazione che prevede la possibilità di attivare una serie infinita di controlli sulle pagine del social network senza dover presentare una richiesta della magistratura e attendere i tempi necessari per una rogatoria internazionale. Questo perché, spiegano alla Polizia Postale, la tempestività di intervento è fondamentale per reprimere certi reati che proprio per la velocità di diffusione su Internet evolvono in tempo reale.
Una corsia preferenziale, insomma, che potranno percorrere i detective digitali italiani impegnati soprattutto nella lotta alla pedopornografia, al phishing e alle truffe telematiche, ma anche per evitare inconvenienti ai personaggi pubblici i cui profili vengono creati a loro insaputa. Intenti forse condivisibili, ma che di fatto consegnano alle forze dell'ordine il passepartout per aprire le porte delle nostre case virtuali senza che sia necessaria l'autorizzazione di un pubblico ministero. In concreto, i 400 agenti della Direzione investigativa della Polizia postale e delle comunicazioni potranno sbirciare e registrare i quasi 17 milioni di profili italiani di Facebook.
Ma siamo certi che tutto ciò avverrà nel rispetto della nostra privacy? In realtà, ormai da un paio d'anni, gli sceriffi italiani cavalcano sulle praterie di bit. Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e persino i vigili urbani scandagliano le comunità di Internet per ricavare informazioni sensibili, ricostruire la loro rete di relazioni, confermare o smentire alibi e incriminare gli autori di reati. Sempre più persone conducono in Rete una vita parallela e questo spiega perché alle indagini tradizionali da tempo si affianchino pedinamenti virtuali. Con la differenza che proprio per l'enorme potenzialità del Web e per la facilità con cui si viola riservatezza altrui è molto facile finire nel mirino dei cybercop: non è necessario macchiarsi di reati ma basta aver concesso l'amicizia a qualcuno che graviti in ambienti "interessanti" per le forze dell'ordine.
A Milano, per esempio, una sezione della Polizia locale voluta dal vicesindaco Riccardo De Corato sguinzaglia i suoi "ghisa" nei gruppi di writer, allo scopo di infiltrarsi nelle loro community e individuare le firme dei graffiti metropolitani per risalire agli autori e denunciarli per imbrattamento. Le bande di adolescenti cinesi che, tra Lombardia e Piemonte, terrorizzano i connazionali con le estorsioni, sono continuamente monitorate dagli interpreti della polizia che si insinuano in Qq, la più diffusa chat della comunità. Anche le gang sudamericane, protagoniste in passato di regolamenti di conti a Genova e Milano, vengono sorvegliate dalle forze dell'ordine. E le lavagne degli uffici delle Squadre mobili sono ricoperte di foto scaricate da Facebook, dove i capi delle pandillas che si fanno chiamare Latin King, Forever o Ms18 sono stati taggati insieme ad altri ragazzi sudamericani, permettendo così agli agenti di conoscere il loro organigramma.
Veri esperti nel monitoraggio del Web sono ormai gli investigatori delle Digos, che hanno smesso di farsi crescere la barba per gironzolare intorno ai centri sociali o di rasarsi i capelli per frequentare le curve degli stadi. Molto più semplice penetrare nei gruppi considerati a rischio con un clic del mouse. Quanto ai Carabinieri, ogni reparto operativo autorizza i propri militari, dal grado di maresciallo in su, ad accedere a qualunque sito Internet per indagini sotto copertura, soprattutto nel mondo dello spaccio tra giovanissimi che utilizzano le chat per fissare gli scambi di droga o ordinare le dosi da ricevere negli istituti scolastici. Mentre, per prevenire eventuali problemi durante i rave, alle compagnie dei Carabinieri di provincia è stato chiesto di iscriversi al sito di social networking Netlog, dove gli appassionati di musica tecno si danno appuntamento per i raduni convocando fans da tutta Europa. A caccia di raver ci sono anche i venti compartimenti della Polizia postale e delle comunicazioni, localizzati in tutti i capoluoghi di regione e 76 sezioni dislocate in provincia.