lunedì 1 novembre 2010

BERGAMO AWAY

La trasferta di Bergamo era stata vietata dall'Osservatorio e dal Casms, per motivi di sicurezza. Si vocifera che il vero motivo del divieto fosse che, con 16.000 abbonati dell'Atalanta, la questura locale non sapesse dove mettere i padovani non in possesso della Tessera del Tifoso. Ma sapete cos'è la cosa divertente? Che un anno fa ci avrebbero lasciati andare! Quest'anno che "la situazione è migliorata grazie alla Tessera", secondo Zanna Bianca, noi non siamo potuti andare a Bergamo, quindi non si capisce dove sia il miglioramento... E non vengano a raccontare palle (perchè questo sono: palle!) i vari Ferretti, i vari Schiavon, i vari Ivo Rossi: la tessera non si doveva fare, la tessera va combattuta!

Detto questo, una settantina di ragazzi della Fattori hanno deciso di recarsi ugualmente a Bergamo e di presenziare fuori dello stadio. Un atteggiamento che qualcuno potrà trovare privo di senso, ma un senso ce l'ha eccome, e non è solo una protesta contro la Tessera o i divieti: semplicemente, la nostra tifoseria ha un nome. Un nome che si è fatta negli anni dell'Appiani e che ha saputo mantenere nei tempi bui della C2 e della C1. Noi siamo sempre stati un gruppo "che non si tira indietro" e che segue ovunque i biancoscudati. Ma sopratutto siamo sempre stati un gruppo "che non segue la via più facile". Cosa significa? Significa che per esempio ai tempi della C2 sarebbe stato molto più semplice rimanere a casa, andare in centro con la ragazza, o a sciare d'inverno piuttosto che seguire una squadra che non dava nessuna soddisfazione e farsi trasferte in campi come Imola, Castel San Pietro o Fiorenzuola. Ma gli Ultras Padova in quelle trasferte c'erano... Significa che oggi sarebbe più semplice sottoscrivere la Tessera del Tifoso magari fregandosene dei propri fratelli di curva che non la possono sottoscrivere, ma siccome questa tessera del tifoso è un'assurdità giuridica e costituzionale, gli Ultras Padova non l'hanno sottoscritta anche se questo significa affrontare mille disagi per le trasferte.... Significa che in una trasferta vietata a Bergamo sarebbe più comoda da affrontare sul divano davanti a Sky, ma per noi è giusto esserci comunque, fare la nostra presenza, anche se non si entra allo stadio... Abbiamo pur sempre un nome...
Sperando che questo concetto venga recepito da tutti i ragazzi della Fattori, spazio alle foto:
Piazzale Goisis, di fronte al Settore Ospiti
L'ingresso per il settore tesserati
Lo stadio di Bergamo
Prima, Durante, Dopo...
Si comincia a colorare Piazzale Goisis
Pezze appese...
Il gruppo fuori dal settore ospiti
I cori
Il ritrovo per Bergamo è fissato alle dieci di mattina all'Euganeo. Temiamo che ci sia la questura in allerta e che non ci vogliano far partire, ma in realtà non sarà così visto che non troviamo proprio nessuno ad attenderci, nè per strada. Un pò di apprensione c'è, perchè di fatto è la prima volta che come tifoseria partecipiamo ugualmente ad una trasferta non autorizzata, e come se non bastasse si va a Bergamo che non è un posto facile per nessuno. Per la verità non sappiamo cosa aspettarci... Il viaggio cmq scorre abbastanza tranquillo, con sosta per ricompattarsi all'autogrill di Sebino e poi via verso la città orobica. Ci dovremmo ritrovare tutti al casello, ma per la verità non c'è modo di fermarsi immediatamente perchè cmq ci sono i blu presenti in forze, e passiamo via tutti dritti senza problemi. Più o meno finiremo per perderci tutti, e per passare sotto la curva loro in macchina, situazione non prevista, ma è presto e non c'è ancora nessuno... Alla fine troviamo il settore ospiti, fra le facce sorprese della locale Digos (ma saranno sorpresi veramente)?  E' molto presto, parcheggiamo quasi tutti in zona ma si vedono ben pochi bergamaschi, qualcuno va al bar, ma non tira una buona aria, Bergamo è pur sempre Bergamo e conviene tenere un profilo basso (anche perchè oggi abbiamo tutto da perdere). Appendiamo una pezza ed una bandiera fuori dal settore ospiti, i passanti ci guardano incuriositi, anzi a dirla tutta qualcuno ci guarda veramente in cagnesco. Anche gli atalantini sono in giro, e qualcuno di loro ci ronza attorno: uno in scooter in particolare che ci urla "Vecchia Padova!" in riferimento ad Alzano e che passerà altre volte intorno al nostro gruppetto chiuso dai celerini, altri a piedi... Riconosco un rasta-man biondo che mi ero trovato davanti ad Alzano, e va bene così che oggi siamo blindati e dobbiamo limitarci alla sola presenza... Giusto sotto di noi c'è l'ingresso per gli accreditati, ho modo di vedere Ciccio Edel che va a parlare con la Digos e (credo, non è una certezza) e gli chiede di farci entrare in qualche modo. Sicuramente daremmo meno fastidi dentro che fuori dallo stadio, ma tant'è: l'ottusità dei provvedimenti non ammette ragioni! Col passare dei minuti vedo anche arrivare il pullman dell'AICB e degli altri tesserati padovani... Mi mettono una tristezza incredibile... Anni di diserzioni in piena regola, ed oggi? Sono diventati più sicuri gli stadi? Sono proprio contento di non aver scelto la "strada più facile"!
Ad inizio partita facciamo qualche coro per il Padova, poca roba per la verità. Si può fare meglio. Da fuori sentiamo il tifo della Curva Nord, niente male, anche se io ero rimasto che il gruppo principale (Quello che non si è fatto la tessera per capirci) era autosospeso. Scoprirò poi in serata che proprio oggi hanno deciso di rientrare al proprio posto in curva. Ho anche modo di parlare con una signora che abita li in Piazzale Goisis, che mi dice che suo figlio, tifoso dell'Atalanta residente a Milano ma privo di Tessera del Tifoso, oggi non è potuto venire a causa di queste restrizioni... Mi verrà da sorridere amaramente quando più tardi la Digos locale ci racconta che quelli del Toro sono riusciti furbescamente a prendersi i biglietti in una ricevitoria di Bergamo il giorno stesso della partita!
Per quanto riguarda noi, rimaniamo li un tempo di partita, durante il quale veniamo in pratica "sequestrati" (ad un certo punto la polizia non ci lascia più uscire dal cordone per andare al bar). Durante l'intervallo la Digos si premura di identificarci tutti, facciamo un pò di resistenza ma alla fine diamo tutti il documento (anche perchè dividevano quelli che avevano il documento da quelli che non l'avevano e non c'era modo di scamparne), anche perchè ci viene garantito che è un semplice controllo di routine (e ci mancherebbe! Reati non ne abbiamo commessi...). Al termine dell'identificazione decidiamo di tornare a casa, visto che la nostra presenza l'abbiamo fatta. Augurandoci ovviamente che queste situazioni si verifichino sempre di meno (ma non ci metto una mano sul fuoco).

ROMA NUN FA' LA STUPIDA STASERA....

Quando si parla di Roma, se ne sentono di tutti i colori, in tutti i campi. D'altra parte, è la Capitale d'itaGlia, ed i romani stessi ci tengono a far vedere che la loro è la città più importante e vero epicentro del paese. Bossi stesso dice "Sono Porci Questi Romani", poi si ricorda che lo stipendio gli viene accreditato la e comincia a sostenere che ha citato Asterix (che comunque non diceva Sono Porci ma Sono Pazzi... beata ignoranza... può far coppia col figlio!). A livello calcistico, sfido chiunque a trovare un pubblico più appassionato di quello romano (sia giallorosso che biancoblù), dove per passione intendo proprio l'essere veri tifosi... Ma anche a livello di polizia, Roma ci tiene a primeggiare: d'altra parte si sa, nella Capitale si può fare molto facilmente carriera, non tanto svolgendo bene il proprio lavoro ma passando la lingua sui culi giusti (scordatevi in itaGlia di fare carriera grazie alle vostre capacità!). Roma ha il reparto celere più importante (il secondo è Padova...), Roma ha la Digos più grande d'itaGlia, Roma ha mille cose... A Roma vi controllano e vi contano anche i peli, sai mai che riescano a fotterti? E' quello che è successo a 97 tifosi leccesi domenica all'Olimpico: presenti senza Tessera del Tifoso, sono stati comunque fatti accomodare nel settore ospiti (il questore di Roma è sufficientemente importante da poter disobbedire alle direttive del Ministro degli Interni), e li trattenuti fino alle 23 in quanto il questore stesso (Tagliente, uno che a Firenze ha fatto carriera proprio sullo stadio...) voleva sapere chi aveva acceso due torce e tirato una bomba carta durante la partita. Non trovando i colpevoli, ha preso quattro persone a caso... Quattro leccesi, che sono stati accusati del lancio del petardo... dovrebbero spiegarmi come fanno QUATTRO persone a lanciare UN petardo: sono per caso Carabinieri? Uno lo prende, uno passa l'accendino all'altro, il terzo lo accende e lo passa al quarto che lo lancia? Gli altri sono stati identificati per il presunto danneggiamento del treno denunciato dal personale di TrenitaGlia alla stazione Termini... Pare che tutti siano stati denunciati per questo presunto danneggiamento... la maggior parte dei presenti sarà stata sicuramente estranea agli episodi contestati, ma vuoi mettere? Così si mette paura ad un pò di gente e li si tiene lontani dallo stadio per un pò... Per finire, a tutti è stato contestato di non aver pagato il biglietto. Bilancio totale? 27 Daspo per la tifoseria leccese, alcuni di cinque anni di durata... Qualche acceso sostenitore della "tolleranza zero" potrebbe spellarsi le mani dagli applausi, peccato che negli ultimi cinque anni ci siano stati qualcosa come una trentina di accoltellati nei pressi dell'Olimpico, e che mai sia stato trovato il colpevole... a questo punto il messaggio che vi lancia la questura romana è chiarissimo: accoltellate pure qualche tifoso avversario, a patto che operiate in una zona non monitorata dalle telecamere, e che siate vestiti in modo da non dare troppo nell'occhio... ma non azzardatevi ad accendere un fumogeno!
Ma la questura romana si prepara anche al Derby, che probabilmente vedrà il boicottaggio da parte delle due tifoserie: intanto per la prima volta dopo anni si giocherà alle 15 di domenica pomeriggio e non alle 20,45; in secondo luogo l'accesso allo stadio sarà fortemente limitato: se in un primo tempo si era pensato di far accedere allo stadio i soli possessori della Tessera del Tifoso, in secondo tempo si è pensato di vendere i biglietti di Tribuna Tevere alle sole donne, e uomini Over 60 ed Under 14... Una sorta di Apartheid all'italiana! Un signore che compirà 60 anni l'8 novembre potrà scordarsi il derby, così come un ragazzino che lo stesso giorno ne compirà 14! Pensate sia giusto? Io penso sia giusto rammentarvi l'Articolo 3 della nostra costituzione: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.  È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Dovrebbe bastare questo per capire che con questi provvedimenti stiamo andando molto oltre il mantenimento dell'ordine pubblico, siamo alla vera e propria limitazione della libertà personale... Ma d'altra parte chi se ne accorge? Quelli che vanno allo stadio, e quelli dello stadio che scrivono su internet, più qualche raro "illuminato" come Cristiano Militello... Non ne parlano i giornali nazionali, che anzi "magnificano" le trovate dei loro padroni, non si scompone l'opinione pubblica (troppo rincoglioniti gli italioti per vedere al di la del proprio naso) che si sente ripetere il mantra del "modello inglese" senza accorgersi che più che all'Inghilterra siamo vicini al Cile di Pinochet o alla Cambogia di Pol Pot (giusto per par condicio eh!)... Mi chiedo: cosa diranno il giorno che chiuderanno le autostrade perchè ci sono troppi incidenti o che metteranno il coprifuoco alla sera? 
A questo punto l'augurio è che il giorno del derby ci sia lo stadio Olimpico semivuoto e grigio. Ed ovviamente che fuori succeda il macello. Sarà la dimostrazione che con questo sistema, con queste regole, con questo stato di polizia, non si andrà mai da nessuna parte. Sopratutto non si porteranno mai i tifosi alla collaborazione, visto che lo stato nei confronti delle tifoserie è riuscito a porsi come il nemico assoluto... Un consiglio? Ovvio, cambiare radicalmente linea, perchè la repressione senza quartiere non porta a nessun risultato... Ma lo capiranno? 

LA "SCIAGURA" DELL'ANNO...

Il portiere inglese David James è noto per le sue papere in mezzo ai pali ma questa volta a far parlare sono le modalità del suo ultimo trasferimento, quello al Bristol City, squadra che milita nella League Championship, la Serie B inglese.
E' proprio l'ormai 40enne "Calamity" James ad ammettere candidamente dalle colonne del "Daily Star" di essere stato completamente ubriaco al momento di firmare con i Robins. “Pensavo che sarei rimasto al Portsmouth, altrimenti sarei potuto andare in un club di Premier o addirittura in Scozia - dice il portiere nell'intervista - mentre decidevo sul mio futuro, ho dovuto anche organizzare il mio matrimonio con Amanda e allora le due cose si sono mischiate". Con troppa Creme de Menthes, come ammetterà poi.
Infatti il day-after le nozze, e i relativi festeggiamenti, arriva una chiamata da un numero sconosciuto: "Di solito non rispondo, ma ero ancora ubriaco e quindi l'ho fatto". La voce nell'apparecchio è quella di Steve Coppell, manager del Bristol City che gli fa: "Ehi Dave, mi chiedevo se avessi voglia di venire a dare un'occhiata al nostro club?". La risposta, anche grazie all'alcool in circolazione, è positiva: "Fosse stato qualcun altro, non l'avrei preso in considerazione, ma il respetto che ho per Steve mi ha spinto ad accettare subito". Trattativa lampo e firma sul contratto di un anno, anche per stare vicino alla propria famiglia, che vive nel Devonshire.
Con il senno di poi, forse il buon Coppell avrebbe fatto meglio a pensarci due volte: l'avventura del manager ad Ashton Gate dura solo due partite (ora c'è Keith Millen), e quella di James si sta rivelando a dir poco disastrosa. Il Bristol occupa l'ultima posizione della League Championship e David ha preso 23 gol in 13 partite. Davvero niente male per un rilancio. Con questo trasferimento infatti il volenteroso Calamity avrebbe voluto riavvicinarsi alla nazionale di Capello, assaporata per l'ultima volta in Sudafrica dopo le papere di Robert Green. Missione riuscita? Forse no.

Una vera e propria "sciagura" come si dice da queste parti, dove "sciagura" è riferita all'uomo e non all'avvenimento... Ma sono solo io che noto la somiglianza con Sergio Buffoni della serie TV "Romanzo Criminale"?

STRISCIA LA NOTIZIA E LA TESSERA DEL TIFOSO


La Tessera è un programma che funziona, che porta risultati e ci dà grande soddisfazione, è un programma condiviso dalla Lega calcio e continuiamo in questa direzione
Bobo Maroni

ITALIA-SERBIA, IL VERDETTO...

Dal sito dell'UEFA

Dopo la sospensione della gara di qualificazione a UEFA EURO 2012 tra Italia e Serbia allo Stadio Luigi Ferraris di Genova il 12 ottobre 2010, la Commissione Disciplinare e di Controllo UEFA si è riunita oggi a Nyon, in Svizzera, per valutare il caso. Le due federazioni nazionali coinvolte – la federcalcio serba e quella italiana – oltre all'Ispettore Disciplinare UEFA avevano i propri rappresentanti all'incontro di oggi.
La Commissione Disciplinare e di Controllo UEFA ha deciso di dare alla Serbia la sconfitta a tavolino per 3-0 contro l'Italia.
La federcalcio serba (FSS) dovrà anche far giocare le prossime due partite casalinghe della nazionale a porte chiuse. Per quanto riguarda questa sanzione, una delle due giornate di squalifica è differita per un periodo probatorio di due anni.
La Commissione Disciplinare e di Controllo ha ordinato alla FSS di astenersi dall'ordinare biglietti per i tifosi serbi per tutte le gare in trasferta delle qualificazioni a UEFA EURO 2012. La federcalcio serba dovrà anche pagare una multa di 120.000 euro. 
La federcalcio italiana (FIGC) ha invece ricevuto la sanzione di una gara a porte chiuse - questa sanzione viene differita per un periodo probatorio di due anni. La FIGC è stata inoltre multata di 100.000 euro.
Entrambe le federazioni hanno tre giorni dalla ricezione delle motivazioni scritte per presentare un appello.

Chiusa la questione di Italia-Serbia (Non proprio, c'è sempre la partita di ritorno...), torniamo per un attimo sull'iniziativa di Lapadovabene.it di scrivere all'Uefa affinchè si desse partita persa ad entrambe: chiaramente non mi aspettavo che l'Uefa prendesse sul serio in considerazione la proposta, era niente più di una provocazione, che però ha fatto si che il messaggio in qualche maniera arrivasse a chi di dovere... E l'Italia ha avuto la sua punizione, per non essere stata in grado di organizzare un evento semplice come una partita di qualificazione alla fase finale degli Europei... Mi chiedo: cosa sarebbe successo se ci avessero assegnato sul serio gli Europei 2012? La verità è che il termine che uso spesso, itaGlia (rigorosamente minuscolo con la sola G maiuscola, due segni di disprezzo in una sola parola...) è quanto mai adeguato: all'estero ci ridono dietro, non solo paesi avanti venti-trent'anni culturalmente come la Germania, l'Inghilterra o il Nord Europa (che tristezza pensare che nell'antichità loro erano popolazioni barbare senza arte ne parte che riuscirono tuttavia a piegare l'Impero Romano...) ma pure quelli che qualche anno fa chiamavamo "paesi emergenti" come gli stati balcanici o dell'Europa dell'Est; ci ridono dietro perchè siamo un ridicolo popolo di pagliacci ed accattoni che si fanno prendere per il culo da un nano bravo a sorridere in televisione (e la sua bravura, o la nostra stupidità, sta proprio nel fatto che col sorriso ci prende per il culo apertamente e senza nessun giro di parole, guadagnando consensi!) e da un'opposizione perfettamente identica (solo molto più stupida) a chi comanda la maggioranza... Situazioni da gente lobotomizzata quali sono gli itaGliani, che si ripercuotono in tutti i campi della vita quotidiana, calcio compreso. Genova ne è stata la massima espressione... E c'è chi ha il coraggio di proporre la Tessera del Tifoso Europea, fingendo di non vedere i danni che questa ha provocato in itaGlia!
Vadano a farsi fottere i finti nazionalisti spaghettari di casa nostra (con tutto il rispetto per chi nazionalista lo è veramente e motivatamente), handicappati che ogni quattro anni (ma quest'anno la "pausa" si è prolungata) vanno in piazza con le bandierine e la vuvuzela a cantare "popopopopopo!" salvo tornare a mangiare merda e coltivare il loro orticello del cacchio il giorno dopo... quelli che si esaltavano nel '97 per le manganellate che i blu distribuivano agli inglesi all'Olimpico e che avrebbero voluto lo stesso trattamento per i serbi (non rendendosi conto che le situazioni erano un pò diverse...), che hanno vissuto come un affronto la mancata assegnazione degli Europei 2012 e 2016 e che magari sono convinti che tutto il mondo ce l'abbia con noi perchè siamo più belli e più furbi degli altri: siamo talmente furbi che abbiamo portato (noi popolo per primi, serve a poco lamentarsi di politici che di fatto ci somigliano perfettamente!) il nostro paese alla rovina, ed un domani che saremo divisi in mini-stati diversi fra loro (di fatto siamo già divisi in mini-popoli, anche se qualcuno non se ne rende conto) si faranno i conti e gli esami di coscienza! Qualche "furbo" di questi leggendo l'articolo mi dirà che "l'Italia è questa e se non ti piace te ne puoi pure andare...": io non me ne vado perchè qua sono a casa mia, a Padova (la città dove sono nato, che per me conta mille volte di più di questa presunta nazione!) e probabilmente perchè la madre di qualcuno di questi furbi mi ha dato anche parecchie soddisfazioni... troppe perchè me ne possa andare... si levino dalle palle loro che sono francamente di troppo in questo periodo!

venerdì 29 ottobre 2010

30 OTTOBRE 2010: BERGAMO

La città. Bergamo è una città di 120.000 abitanti circa, divisa in due parti distinte: la Città Alta (il centro storico) e la Città Bassa (la parte più moderna).
Numerose sono le ipotesi avanzate per spiegare l'origine del toponimo Bergamo. In latino classico il toponimo è attestato come Bergomum, mentre nel latino tardo Bergame. Quindi è stata proposta un'origine indoeuropea del nome, accostandola al greco Πέργαμον (Pérgamon) "cittadella, rocca" (in riferimento ad abitazioni fortificate in cima a un colle), ma anche alla base prelatina barga "capanna" o a nomi liguri quali Bergima, località nei dintorni di Marsiglia, da una radice bherg, "alto". Lo storico e politico bergamasco Bortolo Belotti ha accostato il toponimo a precedenti nomi preceltici (barra?) da cui deriverebbe il nome Bèrghem, di cui Bergomum sarebbe poi stata solo la latinizzazione. È da notare che nel tedesco moderno tuttora Berg significa "montagna", e la parola Heim "casa", così come in svedese berg significa "monte" e hem "casa", ma l'ipotesi di una derivazione germanica di Bergamo (che deriverebbe quindi dal germanico *berga(z) "monte" e haima(z), "insediamento" ma anche "mondo") si scontra con l'assenza di documenti riguardo a insediamenti germanici nella zona prima della conquista romana. Bèrghem è ancor oggi il toponimo utilizzato in dialetto bergamasco.
Fondata in epoca romana da Liguri ed Etruschi, successivamente occupata da Galli, Cenomani e Senoni, divenne nel 49 a.C. municipio romano col nome di Bergomum. In seguito alla caduta dell'impero venne ripetutamente saccheggiata fino all'arrivo dei Longobardi nel 569, che ci insediarono un Ducato. In seguito i Longobardi vennero spodestati dai Franchi nel 744 e la città venne retta da una serie di vescovi e conti. Nel 1098 divenne libero comune, e dopo una serie di guerre con la vicina Brescia si unì alla Lega Lombarda per combattere l'imperatore Federico II. A partire dal XIII secolo in seguito alle lotte fra Guelfi e Ghibellini cadde sotto l'influenza dei Visconti di Milano che ne fortificarono la Cittadella. Dal 1428 Bergamo entra a far parte della Serenissima, il cui dominio le porta pace e prosperità. I veneziani ricostruiscono la città vecchia, erigendo possenti mura difensive. Il dominio veneto continua fino all'epoca napoleonica quando, dopo la breve esperienza della Repubblica Bergamasca, della Repubblica Cisalpina e del Regno d'Italia, con la Restaurazione Bergamo cade nella sfera austriaca del Regno Lombardo-Veneto. Gli austriaci sono i fautori della prima industrializzazione del territorio bergamasco, con l'impianto di manifatture tessili. Bergamo prende parte al Risorgimento fornendo buona parte dei Mille. Garibaldi stesso entra in città, con i suoi Cacciatori delle Alpi, l'8 giugno 1859. Dal 1860 Bergamo è parte del Regno, e poi della Repubblica Italiana.
La squadra. Fondata nel 1907 da un manipolo di appassionati, l’Atalanta disputa una serie di campionati a livello regionale ed interregionale nei primi anni di attività. Il 1928 è un anno molto importante per la società e per la città di Bergamo, poiché viene costruito lo stadio che diverrà poi sede delle gare interne della squadra e nella stagione successiva (1929/30) con l'istituzione del girone unico italiano, l'Atalanta, fallita l'ammissione alla massima serie durante il campionato di qualificazione dell’anno precedente, viene ammessa al campionato nazionale di Serie B per la prima volta. La squadra militerà negli anni a venire in Serie B, con una serie di piazzamenti dignitosi che vedono distinguersi diversi calciatori bergamaschi. Dopo i dubbi sull’iscrizione al campionato 1932/33, scongiurati da una colletta tra sportivi e la cessione (a peso d’oro, per l’epoca) di Carlo Ceresoli all’Inter, l’Atalanta si riorganizzerà, raggiungendo finalmente la Serie A al termine della stagione 1936/37, con l’allenatore Ottavio Barbieri. Seguirà, dunque, un saliscendi tra la cadetteria e la massima serie, fino al campionato 1939/40, quando l’Atalanta ritorna in Serie A, dove rimarrà poi ininterrottamente fino al 1958. Il ritorno in A, in seguito anche ad uno “scandalo” per una presunta combine con il Padova, poi svanito, porterà dunque alla nascita di una nuova squadra dei sogni. Quella che rimarrà in A ancora fino al 1969, conquistando la Coppa Italia nella stagione 1962/63 (in finale contro il Torino, con un 3-1 firmato da una tripletta di Domenghini). Di lì a poco si aprirà un’era di incertezze sportive, per la storia Società bergamasca. Dopo un anno di purgatorio nella cadetteria, l’Atalanta ritorna in A grazie all'allenatore Giulio Corsini, capace di amalgamare una squadra di giovani (tra tutti Gaetano Scirea, Adelio Moro e Giovanni Vavassori). Dopo una salvezza risicata, nel 1972/73 l'Atalanta incappa in un'altra stagione negativa, nella quale subisce la sconfitta più pesante di sempre (9-3 a San Siro contro il Milan) e retrocede per differenza reti. Questa volta la permanenza tra i cadetti dura più del solito, tant'è che per il ritorno nel massimo campionato bisognerà aspettare fino all'anno 1976/77, con Titta Rota in panchina, ma soltanto dopo gli spareggi a Marassi contro Cagliari e Pescara. L'anno seguente la squadra ottiene una tranquilla salvezza, ma nel 1978/79 farà ritorno in B, mancando la promozione un anno più tardi. Il campionato 1980/81, vede addirittura l’Atalanta retrocedere in C1, punto più basso della storia ultra centenaria della Dea. Il Presidente Achille Bortolotti cede la guida della Società al figlio Cesare, progettando (con Ottavio Bianchi in panchina) il ritorno in B che sarà immediato. Gli anni ’80, dunque, vedono l’Atalanta riprendere il proprio cammino in maniera trionfale, conquistando la promozione in Serie A con Nedo Sonetti in panchina e centrando addirittura una qualificazione alla Coppa delle Coppe pur nell’anno della nuova retrocessione in B (1986/87). La Dea partecipa alla competizione europea in virtù del secondo posto in Coppa Italia dell’anno precedente (sconfitta in finale contro il Napoli laureatosi Campione d’Italia) e lo fa da squadra militante nel torneo di Serie B. La squadra sarà protagonista di una cavalcata entusiasmante, culminata con la promozione in A e le semifinali della Coppa delle Coppe. Le ambizioni saranno importanti, dunque, anche in massima serie, con un sesto posto finale e la qualificazione alla Coppa Uefa (torneo 1988/89), bissata anche nel torneo successivo. E’ l’Atalanta, quella, dei vari Stromberg, Fortunato, Nicolini, Bonacina e Prytz, oltre all’argentino Caniggia.
Ma, soprattutto, è la Società che passerà di lì a poco nelle mani di Antonio Percassi, Presidente che ad inizio anni ’90 otterrà ottimi consensi in Coppa Uefa (eliminazione ai quarti contro l’Inter) fino al torneo 1993/94. L’annata è sciagurata e l’Atalanta retrocede in B, aprendo le porte ad un nuovo azionista di maggioranza, Ivan Ruggeri. La storia della Dea nell’ultimo decennio del secolo incrocia dunque quella di Emiliano Mondonico, che riporta i nerazzurri in A mantenendo la categoria fino al 1998, con un’altra finale di Coppa Italia persa nel 1996 contro la Fiorentina. Nel torneo 1998/99 l’Atalanta è di nuovo in B, categoria dalla quale si schioderà nel 2000 grazie a Giovanni Vavassori, tecnico dei giovani e di una squadra vincente nel triennio successivo in A. L’altalena tra B ed A continuerà ancora dal 2003 al 2010, complice anche una delicata situazione societaria con i gravi problemi di salute del Presidente Ruggeri, tali da rendere necessaria una cessione della S.p.a. di nuovo ad Antonio Percassi nella scorsa primavera. Con la nuova Proprietà l’Atalanta riparte dalla B, ma la promessa è quella di rimanere tra i cadetti per lo stretto indispensabile: storia, tradizione, blasone ed un settore giovanile invidiato in tutta Europa sono le carte vincenti per una Società di massimo livello.
Lo stadio. Costruito nel 1928, lo stadio della Città di Bergamo venne inizialmente intitolato a Mario Brumana, un fascista originario della Valle Imagna, caduto a Gallarate durante i moti che precedettero l’avvento del regime. L’impianto, inizialmente edificato con una capienza di 12.000 posti, venne inaugurato in due momenti differenti; una prima inaugurazione non ufficiale avvenne in occasione della gara Atalanta-Triestina a novembre 1928. La seconda, in presenza di numerose autorità, si tenne invece il 23 dicembre dello stesso anno. Inizialmente lo stadio comprendeva un terreno di gioco utile tanto al calcio quanto al rugby, nonché un complesso di impianti sportivi quali piscine e campi tennis ubicati nelle aree che oggi risultano occupate dalle due curve. Con il passare degli anni lo stadio, oltre a cambiare il nome in quello odierno (“Atleti Azzurri d’Italia), subì numerose ristrutturazioni fino ad assumere la conformazione attuale. Sono state aggiunte le due curve e la copertura della tribuna ad est, è scomparsa l’originaria pista di atletica per far posto a nuove tribune e delle vecchie strutture sportive è sparita ogni traccia. Dopo le ultime modifiche la capienza dello stadio è di 24.726 posti.
Come arrivare:
In auto: per chi proviene dall’autostrada A4, uscita Bergamo; imboccare la circonvallazione in direzione Valli di Bergamo. Alla rotonda proseguire seguendo l'indicazione stadio e imboccare Viale Giulio Cesare.
In aereo: all'uscita dall'aeroporto seguire le indicazioni per Bergamo centro. Proseguire quindi sulla circonvallazione in direzione Valli di Bergamo. Alla rotonda proseguire seguendo l'indicazione stadio e imboccare Viale Giulio Cesare. L'aeroporto è inoltre raggiungibile con i servizi pubblici tramite i nuovi "aereobus" che collegano l'aereostazione con il centro della città in pochi minuti. Una volta raggiunta la stazione degli autobus in centro lo stadio è facilmente raggiungibile con gli ATB n° 9/B e 9/C.
In treno: giunti alla stazione dei treni prendere l'autobus n° 9/C o 9/BATB Azienda dei Trasporti di Bergamo. Tel. 035.364.222. Per informazioni: www.atb.bergamo.it
La tifoseria. La tifoseria atalantina ha una lunga tradizione ultras, sia inteso come turbolenza che come "stile di vita". Nel corso degli anni un'intera città e diverse generazioni si sono coagulate intorno all'Atalanta ed alla Curva Nord, ed il carattere ruvido dei bergamaschi ha creato non pochi grattacapi anche a tifoserie molto più numerose e con alle spalle grandi città (Roma, Napoli, Milano, ecc), tanto che oggi gli ultras orobici sono fra i più rispettati d'Italia e sono fra le tifoserie più considerate anche all'estero. Come tutte le storie anche questa ha una genesi, che in questo caso prende il nome di Commandos Atalanta, anno di fondazione 1972, il primo gruppo a fare del tifo organizzato. Ancora non si poteva parlare di ultras come si intendono oggi, ma i ragazzi dei Commandos usavano andare allo stadio con grandi bandieroni nerazzurri, grancasse ricavate da bidoni di latta, sirene ed i primi fumogeni rubati dalle stive dei treni... Un anno dopo i Commandos vennero affiancati dai Panthers, ragazzi della zona di Dalmine: cominciarono le prime scaramucce come con i veronesi nel 1974 (a quei tempi non esistevano ancora i settori ospiti ed i tifosi erano mischiati... come succede oggi grazie a Maroni! Siamo tornati indietro di 35 anni!) e nel 1977/78 i primi grossi scontri in occasione di Atalanta-Torino. Quel giorno i granata (ai tempi tifoseria già "navigata" e rispettata) si presentarono a Bergamo con intenti molto provocatori, imbrattando i muri e sparando razzi in mezzo alla folla dentro lo stadio: tutto ciò scatenò la reazione degli atalantini e fu guerriglia! La prima di una lunga serie che Bergamo ricorda... Nel frattempo, nella curva bergamasca c'era già stata una prima svolta: un gruppo di ragazzi, fuoriusciti dai Commandos perchè in rotta con la linea troppo "morbida" del club aveva fondato le Brigate Nerazzurre, di fatto il primo vero gruppo ultras di Bergamo. Un gruppo che fece la storia ed il nome della tifoseria atalantina negli anni a venire. Nel 1981 le BNA presero il comando della curva, mentre altri gruppetti cominciarono a "fuoriuscire" dalle Brigate per trovare la propria indipendenza. Nacquero così gruppi quali Armata, Island Connective (ragazzi dell'Isola di Bergamo) e Stoned, che due anni più tardi (era il 1983) andarono a formare i Wild Kaos Atalanta (WKA). Per anni la curva si resse sull'asse BNA-WKA, ed i Wild Kaos ne erano l'ala più radicale (al momento della nascita contestavano alle Brigate di avere rapporti con questura e società). Non sempre i rapporti fra i due gruppi saranno idilliaci, anzi! Tuttavia questa "spaccatura" sempre più strisciante non placò l'entusiasmo ed il sostegno alla "Dea". A metà anni '80 gli atalantini avevano già il nome e la fama di tifoseria di tutto rispetto. In quel periodo venne creato (Interamente cucito a mano, a dimostrazione che non amavano avere troppi contatti con società o sponsor vari) lo storico bandierone nerazzurro, "Ol bandierù" come viene chiamato affettuosamente oggi dall'intero popolo nerazzurro. In quel periodo Bergamo divenne (insieme a Verona e Brescia) una delle "capitali" della violenza calcistica: chi ricorda quegli anni, ricorderà come nelle varie trasmissioni televisive si parlasse di "triangolo della violenza" (Brescia, Bergamo e Verona appunto) e più avanti (nei primi anni '90) di "linea gotica della violenza" che secondo il Biscardi di turno partiva da Milano per attraversare Bergamo, Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Udine e fermarsi a Trieste; mischiando tifoserie che fra di loro per numeri ed attitudine non centravano effettivamente un cazzo e cercando improbabili spiegazioni sociologiche che davano la stessa identica sensazione che si ha oggi: che non ci stessero capendo un cazzo! In itaGlia, paese di santi, poeti e mafiosi, nulla è cambiato...
Ad ogni modo l'Atalanta nel 1987 giunse in finale di Coppa Italia, sconfitta dal Napoli di Maradona già Campione d'Italia, e pertanto guadagnò ugualmente il diritto a partecipare alla Coppa delle Coppe, prima volta nella storia che vi partecipava una squadra di serie B. La stagione 1987/88 rimarrà sempre nei ricordi del popolo atalantino, con la squadra allenata da Mondonico che arrivò in semifinale regalando a migliaia di tifosi in viaggio per l'Europa un autentico sogno: Galles, Salonnico, Lisbona fino ad incrociare il Malines, allora blasonata squadra belga. Nella partita d'andata oltre 6.000 atalantini salirono nelle Fiandre facendo la conoscenza degli "idranti" della polizia belga. Al ritorno, in un Comunale esaurito da due settimane, Garlini illuse tutti portando in vantaggio l'Atalanta ma i belgi rimontarono il risultato e volarono a Starsburgo dove conquistarono la Coppa contro l'Ajax. Il risultato fu comunque storico. E lo stesso anno l'Atalanta tornò immediatamente in serie A, arrivando negli anni successivi a disputare nuovamente le Coppe Europee. Ma nonostante l'entusiasmo, la situazione in curva fra i due gruppi portanti non migliorò, anzi BNA e WKA si divisero definitivamente: il pretesto fu un coro che durante Atalanta-Sampdoria i Kaos cantarono contro i doriani, ponendo fine a quello che in passato era stato un gemellaggio e che fino a quel momento era stato un rapporto di rispetto reciproco, scatenando la reazione delle Brigate. Volarono un pò di pugni, ma pochi mesi più tardi i due gruppi arrivarono addirittura a darsi un appuntamento notturno di fronte a un cimitero (cinquanta contro cinquanta), sventato dalla Digos. In quel periodo la curva atalantina viveva una situazione surreale: oggi in tutta Italia è normale vedere tifoserie divise in due (quando non anche di più) gruppi che occupano settori diversi dello stadio o che anche se stanno nella stessa curva hanno stili e cantano cori diversi; ma a quel tempo era una cosa eccezionale. Le BNA erano più organizzate e coreografiche, i WKA senza fronzoli ed amanti dello scontro. Durante la partita ognuno cantava il suo coro, ed ogni tanto venivano alle mani, senza tuttavia che nessuno pensasse a prevaricare l'altro. Situazione che andò avanti anni. 
Sempre nel 1990 gli atalantini furono la prima tifoseria italiana a fare la conoscenza con gli ultras dei Balcani. Negli anni precedenti infatti la "cortina di ferro" aveva sempre impedito il passaggio delle persone all'estero, ma con la caduta del comunismo le cose cambiarono, e nel primo turno della Coppa Uefa 1990/91 l'Atalanta beccò la Dinamo Zagabria al sorteggio. Nella partita d'andata 24 pullman di Bad Blue Boys arrivarono a Bergamo nel primo pomeriggio, in maniera del tutto inaspettata (nel senso che proprio nessuno si immaginava con chi aveva a che fare!) e cominciarono a devastare tutto, rapinare negozi e passanti, spaccare macchine e vetrine. Diversi furono i feriti, fra cui un barista accoltellato da un gruppo di ragazzi che volevano fottergli una cassa di Whisky (questo per capire come erano messi nel primo periodo post-comunista). Durante la partita fecero interrompere il match lanciando numerose torce sia in campo che sugli spalti. I bergamaschi ovviamente non rimasero a guardare e seppur presi in contropiede si organizzarono nel dopo partita aggredendo diversi Croati sciolti: uno di questi, colpito da una catena, perse un occhio... Nella partita di ritorno, con la situazione politica dell'ex-Jugoslavia che stava precipitando e Serbi e Croati che stavano ammassando truppe al confine, 400 atalantini partirono ugualmente, tutti con caschetto da minatore nerazzurro e tubo arancione in mano. La partita scivolò via liscia, nonostante uno stato di fortissima tensione, e quel corteo di bergamaschi-minatori all'uscita della stazione di Zagabria divenne un cimelio di storia ultras... 
La turbolenza degli atalantini nei primi anni '90 era cosa nota, ma arrivò una tragedia a scuoterne le coscienze: nel 1993 al termine di Atalanta-Roma, Celestino Colombi si trovò davanti una carica della celere e morì per arresto cardiaco dopo essere stato colpito da alcune manganellate. Fu il primo caso di insabbiamento, tecnica in cui i media italiani sono perfetti (perfettamente servi!) come abbiamo visto in seguito alla morte di Gabriele Sandri: la questura emise un comunicato che la celere di Padova era partita alla carica per allontanare un gruppo di bergamaschi che tiravano pietre in direzione dei romani (peccato che al momento della carica avvenuta allo stadio i romani fossero già in stazione e che a detta di molti la carica fu fatta per "far sgomberare la zona"!) e che il Colombi era noto come tossicodipendente. Come a dire "prima o poi gli sarebbe toccato". Gli atalantini non ci starono, e trovarono l'appoggio di buona parte del mondo ultras, perfino tifoserie tradizionalmente rivali (laziali, viola, genoani...): la domenica successiva in molte curve non comparvero i tradizionali striscioni ma un solo drappo con scritto "10 gennaio 1993: la morte è uguale per tutti!". Fu un piccolo gesto ma significativo: per la prima volta alcuni ultras avevano messo da parte le rivalità per unirsi in nome di un principio più grande, quello della libertà e della dignità personale! Dovete tener conto che a quei tempi molte tifoserie (vicentini in primis) usavano cantare "Uc-ci-de-te-li! Uc-ci-de-te-li!" rivolto alla celere quando caricava le tifoserie avversarie. Se oggi siamo arrivati a questa "unità ideale" (vedi sopratutto la solidarietà a Gabriele Sandri ed il "No" generalizzato alla Tessera del Tifoso) sappiate che quello è stato il punto di partenza... Ah, per la cronaca l'inchiesta successiva alla morte di Colombi si concluse con nessun indagato: stavano facendo le prove generali dello stato di polizia di oggi! Due anni più tardi, in occasione di un'altra tragedia (la morte di Vincenzo Spagnolo) furono sempre gli atalantini ad emettere il famoso comunicato "Basta lame! Basta infami!" con cui si dissociavano apertamente da chi usava i coltelli allo stadio... comunicato che venne "adottato" poi da molte altre tifoserie presenti al raduno di Genova il 5 febbraio 1995 (quando il mondo ultras si ritrovò per la prima volta, superando barriere e steccati ideologici), e puntualmente disatteso poi nel corso degli anni, ma tant'è...
Nel periodo 1997/98 la curva bergamasca venne colpita da un numero enorme di diffide dopo le partite col Brescia e con la Juventus (che decretò la retrocessione in serie C dell'Atalanta). E sempre in quell'anno nacquero i Supporters, o meglio "Dell'Atalanta Supporters" come amavano farsi chiamare: più che un gruppo, un'idea, una curva unita, un solo striscione che richiamasse alla propria fede (Bergamo). Fu la svolta, la politica venne messa da parte e migliorò sopratutto l'organizzazione (Carovane di pullman per le trasferte, migliaia di tifosi al seguito, Festa della Dea i cui proventi venivano reinvestiti nell'attività di curva, giornalino della curva). Ma non tutto fu rose e fiori: nel 2003 i WKA, riottosi alla linea del "nuovo gruppo" vennero allontanati dalla curva, due anni dopo la stessa sorte toccò alle BNA. Nel 2007 in seguito alla morte di Gabriele Sandri, a Bergamo decisero di non far giocare in segno di lutto Atalanta-Milan. Ma non lo decise la polizia, lo decisero gli ultras delle due squadre uniti! Con buona pace di Dressadore, non giocare era la cosa giusta... Quest'anno, in occasione della Berghem Fest, ovvero la festa della Lega ad Alzano, un nutrito gruppo di Supporters dopo essersi visti negare il confronto con Maroni sulla Tessera del Tifoso si è scontrato con la polizia. Il risultato è stato di una sessantina di Daspo, molti a carico non di chi ha partecipato agli incidenti ma di chi si trovava in prima linea nel corteo di protesta... Da quel giorno la Curva Nord si è autosospesa, non fanno il tifo, non entrano in casa ne in trasferta. Situazione che ha creato una bella spaccatura fra gli ultras ed il resto dei tifosi che vorrebbero incitare la squadra. A tutt'oggi la situazione è in evoluzione e non si vedono soluzioni all'orizzonte. 
Rapporti. Non buoni, come già sapete tutti. Quello che non tutti sanno è che gli atalantini sono stati l'unica tifoseria a profanare la nostra curva: nel 1988 al termine di Padova-Atalanta, centinaia di bergamaschi caricarono i nostri sotto la Curva Nord dell'Appiani e, sbaragliata l'eroica ma pur sempre debole resistenza dei nostri, entrarono dentro, ricacciati solo dalla celere e per fortuna senza portarsi via nessun bottino! In seguito altri incontri poco amichevoli con loro ci furono nella Coppa Italia 1991 (quando per poco non lasciavano giù lo striscione delle BNA) e sopratutto ad Alzano nel 2008 quando si impossessarono dello striscione "Vecchia Padova". Sono comunque una tifoseria rispettata al di la dell'odio che si può provare.

DIVIETO DI DISSENSO...

Il Casms ha vietato senza motivo apparente la trasferta dei sampdoriani a Cesena. Questo il comunicato della Sampdoria sul proprio sito ufficiale: 
L’U.C. Sampdoria comunica che il Casms ha deciso, in data odierna, che in merito alla vendita dei tagliandi per la gara Cesena-Sampdoria in programma domenica 31 ottobre 2010 non potranno assistere i tifosi ospiti della Sampdoria perché "la vendita dei biglietti sarà vietata nelle loro province" (escluso i possessori della tessera del tifoso). Sulla questione, le parole del direttore generale Sergio Gasparin:
«In attesa di comunicazioni ufficiali da parte della Prefettura di Cesena, che chiarisca definitivamente la nota del Casms sulle modalità di vendita dei tagliandi, ritengo che la decisione presa dall’Osservatorio sia assolutamente intempestiva. A tre giorni da una gara, che a mio avviso non presenta nessun problema di ordine pubblico, impedire adesso la trasferta ai nostri tifosi, con modalità di rimborso ancora non definite non fa che ingenerare perplessità sulla gestione delle gare da parte degli organi competenti. Considerando inoltre che con il ponte di Ognissanti parecchi nostri sostenitori avevano organizzato visite di piacere in Romagna, mi sembra che questo provvedimento sia tardivo e frettoloso. Non escludo che in tanti possano ugualmente recarsi presso l’impianto sportivo cosa che mi preoccupa notevolmente in quanto potrebbero verificarsi problemi agli accessi dell’impianto. Mi preme ricordare come i nostri tifosi in passato abbiano dato prova di enorme civiltà e responsabilità, basta ricordare i 20mila tifosi a Roma in finale di Coppa Italia e gli innumerevoli elogi ricevuti in quell’occasione da più parti per il comportamento esemplare degli stessi. Ho evidenziato l’intempestività del provvedimento nelle sedi opportune e spero vivamente che l’Osservatorio stesso possa rivedere al più presto tale decisione».
In Italia il dissenso è fuori legge. Cos'altro si può pensare di fronte a queste trovate? I doriani quest'anno non hanno combinato nessun casino, idem i cesenati, i rapporti fra le due tifoserie sono distesi... rimane una sola soluzione: che questo divieto sia la risposta che Zanna Bianca ha dato alle due lettere scritte dagli UTC, ma ancora di più alla presa di posizione ironica degli UTC dopo Italia-Serbia...
Che questo sia un paese di ignoranti l'ho sempre saputo, l'ennesima dimostrazione la potete avere osservando il comportamento degli organi governativi: da una parte un ministro ormai nel pieno delirio che continua a ripetere che la Tessera è stato un successo, che il pubblico è aumentato (vorrei capire veramente come fa a dirlo), che la sicurezza è aumentata; dall'altro un organo governativo che ormai spara divieti a caso... Non sanno più cosa fare, sono disperati e come tutti i disperati che stanno perdendo una guerra fondamentale iniziano a sparare colpi a caso. Ergo, invito (per quanto possa contare il mio parere) i doriani a continuare così: il loro malessere è ormai sancito! 

UDINE AWAY


La Coppa Italia è da sempre considerata un trofeo di secondo piano nel "bel" paese, con l'ingresso del business della Champions e dell'Europa League è ormai relegato ad una mera rottura di coglioni, per le società, per chi va in campo ed anche per i tifosi. I tifosi in realtà le andrebbero a vedere ugualmente le partite... dipende che partite ed a che condizione! Fin troppo chiaro che un Lazio-Portogruaro non spinge certo la gente a muoversi da casa, diverso sarebbe il discorso se si giocasse a campi invertiti (come era fino a qualche anno fa, in casa della più debole). Stesso discorso per Udinese-Padova, che sicuramente è una sfida più sentita anche dal punto di vista puramente campanilistico, ma per la quale non si può pretendere il pubblico delle grandi occasioni quando si gioca di mercoledì pomeriggio alle 15! D'altra parte si sa che in itaGlia la logica è andata a farsi benedire da un pò di tempo, ed allora è così... certo mi sfugge questo voler rivalutare a tutti i costi la Coppa Italia se poi si fa di tutto affinchè sia considerata una rottura di coglioni: sistemi per renderla più appetibile ce ne sarebbero, dai premi in denaro per chi passa il turno (sul modello delle coppe europee) fino a mettere in palio un posto in Champions (e non in Europa League) per il vincitore... Ma finchè le cose rimangono così è tutto inutile, a questo punto che la aboliscano e buona notte!
Partiamo da Padova tutti alla spicciolata, per motivi lavorativi. Siamo un paio di macchine di soci, ed in autogrill a Gonars ci uniremo con altri ragazzi. Altri ancora li troveremo al casello di Udine Sud ed allo stadio, alla fine siamo una settantina circa, un ottimo numero per una partita di mercoledì pomeriggio. A Udine Sud un socio si trova a fare i conti con l'arroganza tipica friulana (che avevo conosciuto durante la naja): un poliziotto fa accostare la sua macchina, gli fa segno di venire avanti fino a dove si trovano le righe bianche di parcheggio e quindi gli pianta una storia infinita perchè al momento di accostare non avrebbe acceso le quattro frecce... Non hanno proprio un cazzo da fare da queste parti, oltre ad una bella dose di ottusità! Fatti i controlli di rito, partiamo con una colonna di auto in direzione del Friuli. E' anche una bella giornata di sole, ed il paesaggio con le Alpi Carniche sullo sfondo è da cartolina. Il Friuli strutturalmente è una merda di stadio dispersivo, ma il patron dell'Udinese Pozzo (per me uno dei migliori presidenti che possa avere una provinciale) ha il progetto di ristrutturarlo completamente... Da queste parti hanno un pò la fissa di essere moderni, e difatti qualche anno fa avevano tolto le recinzioni dagli spalti (non ho capito quali però... le vetrate? Le recinzioni vere e proprie ci sono tuttora), hanno un sistema tecnologico sperimentale per capire se la palla è dentro la linea di porta (e difatti il primo gol subito dal Padova verrà stabilito in questo modo...), il grosso dei compiti di controllo è affidato agli stewards e non agli sbirri (molti fra l'altro vengono da Padova); ma per via dell'emissione dei biglietti hanno i soliti sistemi da italioti... Da queste parti non lasciano nulla al caso, infatti ci fanno scendere dalle macchine per entrare nel parcheggio ospiti e lasciano il solo conducente all'interno affinchè possa parcheggiare, gli stewards locali sembrano così maledettamente fieri del proprio lavoro... per raggiungere la biglietteria tocca passare in mezzo alle giostre ed arrivare ad uno sgabiozzo prefabbricato, con attaccati vari adesivi delle tifoserie in trasferta... Prezzo 5 €, biglietto unico e per la Coppa Italia non c'è bisogno di nessuna tessera... Non si va mica a bloccare la stampante? I friulani hanno un modo tutto loro di fare, di fronte a certe cose scrollano le spalle e ti dicono "Non posso farci niente..." che significa "Non è un problema mio..."; così la pensa anche il bigliettaio che ci rimanda dalla Digos quando mancano cinque minuti all'inizio della partita... Gli agenti della Digos locale ottengono così di farci fare i biglietti manualmente, col nome e cognome scritto a penna... Mentre siamo in colonna... miracolo! Arriva la stampante riparata e 70 pericolosissimi ultras padovani possono avere i loro biglietti rigorosamente nominali! Peccato che nel frattempo abbiamo perso i primi venti minuti di partita... In altri paesi europei, ci sono dieci-quindici biglietterie aperte, in itaGlia il massimo l'ho visto a San Siro per un Milan-Anderlecht di Champions: quattro! Qualcuno sarà convinto che questo sia il prezzo da pagare per non avere la tessera dello schifoso, il Neologista direbbe che "tutto è perfettibile", rimane il fatto che oggi assistere a una partita di calcio in itaGlia è una grandissima presa per il culo... Zanna Bianca continui pure a delirare, finchè dura!
Detto questo ovviamente entro giusto in tempo per vedermi il secondo gol dell'Udinese. Siamo in buon numero ma c'è parecchio scazzo, per una partita già persa in partenza, ed anche il tifo sarà su livelli molto discontinui. Più goliardia che tifo.
Apro una parentesi: la Coppa Italia è considerata un torneo inutile, e va bene. Il Padova a Udine ha giocato con le riserve e posso accettarlo, visto che di certo non possiamo permetterci di perdere giocatori in vista del campionato, e va bene. Ma mi sarebbe piaciuto vedere almeno l'impegno da parte delle riserve... La sconfitta ci sta, l'Udinese è più forte, ma è brutto vedere una squadra che comincia a superare la metà campo solo sullo 0-4 quando gli avversari tirano comprensibilmente i remi in barca... è brutto vedere gente che dovrebbe sputare sangue per conquistarsi il posto che gioca con una sufficienza irritante, e non riesce a fare più di due passaggi di fila. Mi preoccupa Portin, dipinto come un fenomeno, ma che è riuscito a rendere "un fenomeno" un pantalone scarpone come Bernardo Corradi. Mi preoccupa veramente...
Per il resto sembra di essere tornati ai tempi della serie C: stadio vuoto, partita di merda. Gli Udinesi saranno un 150, posizionati in Tribuna (la loro curva è chiusa). Fanno anche un buon tifo considerato il numero. Ci mandano spesso a quel paese e fanno anche un "Chi non salta è un padovano!" che non sentivo da anni, verso la fine. Da parte nostra noi esordiamo con un coro per ricordare l'amico comune Matteo Turrini, ed il secondo coro per mandarli a fanculo. Soliti cori per il Melbech (adesso so come si scrive!). All'intervallo mi faccio una pizza gelata (ma prendere un cazzo di microonde 'sti Cimutti del cazzo proprio no!?!) che mi resta sullo stomaco e al decimo della ripresa debbo correre a digerirla, almeno vedo dei cessi per una volta puliti... ma siccome in itaGlia non può essere tutto perfetto, manca l'acqua! Verso la fine simuliamo il pubblico di una partita di tennis: silenzio assoluto, con tanto di "Sssst!" per invitare la gente, uno simula lo sforzo del tennista in battuta, poi con la bocca il rumore della pallina e quando l'arbitro urla "Out!" parte l'applauso. Al terzo o quarto applauso dal nulla parte della tribuna ci osserva non capendo bene. Al "match-ball" si alza anche un "Panatta, Panatta, vaffanculo!" non molto al passo coi tempi. Propongo un "Odio Federer!" che non trova seguito... Al triplice fischio abbandoniamo gli spalti e veniamo trattenuti un altro pò nel parcheggio ospiti prima di andarcene fuori dai coglioni... Udine mi è sempre stata indigesta: ci ero stato la prima volta a 17 anni a vedere Vasco e mi ero ripromesso di non venirci mai più che non fosse per motivi calcistici, ma poi mi ci sono fatto un anno di naja... Non me ne vorranno se dico che i friulani non li soffro molto, loro d'altra parte odiano i veneti (per fortuna!)... 

giovedì 28 ottobre 2010

CHISSA' SE MARONI SA ANCHE LEGGERE...

Gli Ultras Tito della Sampdoria spesso e volentieri stupiscono per le loro iniziative sarcastiche, magari differenti da quello che è la visione ultras "classica" (in genere si tende a ragionare che ad ogni azione corrisponde una reazione...) ma che per questo fanno più rumore... Nell'ultimo mese per ben due volte hanno scritto una lettera aperta al Ministro Zanna Bianca in cui affrontano la problematica della Tessera del Tifoso. Secondo voi Zanna Bianca risponderà mai? Ad ogni modo, oggi do spazio ad entrambe. Questa è la prima subito dopo Italia-Serbia, datata 14 ottobre:
Signor Ministro,  lei non ama parlare con gli Ultras, come ha più volte dichiarato. Tuttavia, noi che Ultras lo siamo dal 1969, che amiamo questo modo di vivere il calcio e il calcio stesso di un amore viscerale, vogliamo parlarle con queste righe. Vogliamo chiederle qualcosa a proposito della disfatta di Genova. Un manipolo esiguo di tifosi serbi ha tenuto in scacco la polizia presente allo stadio, apparsa talmente impreparata da improvvisare dei comici balletti sotto il settore ospiti, costringendo l'UEFA a sospendere la partita. Da assidui frequentatori degli stadi italiani, da anni ormai super militarizzati, dove ogni domenica viene vietato a molti tifosi di poter assistere al calcio in base ad un lavoro di intelligence che vale evidentemente solo per i tifosi italiani, dove non si lesinano manganellate anche gratuite, non potevamo credere ai nostri occhi e come noi i tanti, troppi che allo stadio, in Italia, non vanno più, proprio perché stremati, svuotati della passione, repressi. Ci piacerebbe ci rispondesse, senza retoriche o numeri elaborati. Quelli veri, impietosi glieli diamo noi: in vent'anni anni gli stadi italiani hanno perso più della metà degli spettatori, l'inizio di questa stagione presenta ancora un calo ulteriore rispetto alla scorsa, che già fu disastrosa. Ministro: gli stadi sono vuoti, di gente e di passione, ne prenda atto, è sotto gli occhi di tutti. Colpa degli Ultras, ci sembra già di sentire la risposta di rito. E noi diciamo: non è che la gente si è stufata? Delle schedature, di dover comprare nelle banche i biglietti, a prezzi folli, di stare in coda ai tornelli. Oppure, ed è il caso del quartiere Marassi della nostra città, di trovarsi plotoni di agenti in assetto antisommossa sotto casa, di perdere il posto auto, di non potere comprare una bottiglia di vino, o di olio nei giorni ormai quasi quotidiani delle partite. Davanti alle scene di ieri tutto questo sembra ancora più vano, assurdo, offensivo. La disfatta di Genova è la disfatta di un modo di intendere la sicurezza negli stadi che dura da vent'anni, da governi di ogni colore, e che si basa sulla repressione. Presentare gli stadi vuoti come un successo di questa linea, ne convenga, è poco serio. Noi da anni portiamo avanti proposte concrete che riteniamo degne di attenzione: libera vendita dei biglietti fino al giorno della partita, a prezzi popolari per i settori ritenuti tali, forze dell' ordine realmente preparate e riconoscibili mediante matricola visibile su casco e divisa. Alla repressione ci avete già pensato, con diffide, arresti in flagranza differita, chiusure e militarizzazioni degli stadi... che però, come si è visto ieri, non mantiene la sicurezza che promette.

Ovviamente questa lettera è finita carta straccia nel cestino della segretaria di Maroni. No problem, ne è seguita un'altra:

Signor Maroni, eccoci qui a scriverle la seconda lettera aperta, la seconda di quella che immaginiamo essere una lunga serie...Dopo Italia-Serbia abbiamo ritenuto giusto portare alla sua attenzione la chiara dimostrazione d' incompetenza dimostrata da chi si fa garante dell' ordine pubblico (quindi lei per primo). Sia sincero, non avete fatto una bella figura. Manco a farlo apposta, domenica sera ci è stata servita un' ulteriore opportunità di dimostrarle che quello che andiamo sostenendo non è assolutamente frutto della nostra fantasia, anzi. La nostra Sampdoria giocava a Milano, contro l'Inter, stadio Giuseppe Meazza. Noi, essendo non tesserati, abbiamo deciso di seguire i nostri colori acquistando i tagliandi per il terzo anello rosso dato che, come lei ben sa, il settore ospiti è OFF LIMITS per i tifosi, come noi, senza tessera. Il programma "Tessera del Tifoso" d' altronde parla chiaro, giusto? La circolare del 14.08.2009 firmata da lei stesso, dichiara che "a decorrere dal 1 gennaio 2010 le società potranno vendere o cedere a qualsiasi titolo i tagliandi riservati ai settori ospiti esclusivamente ai possessori della tessera del tifoso". Fin qui tutto chiaro. Allora sia così gentile da spiegarci come è stato possibile che oltre 400 Sampdoriani NON TESSERATI, noi compresi, abbiano assistito alla partita Inter-Sampdoria dal settore ospiti. Si, ha capito bene, settore ospiti. Ma come, il settore ospiti non era riservato ESCLUSIVAMENTE ai "possessori della tessera del tifoso"? Nella nostra incredulità abbiamo anche provato ad ottenere una spiegazione, ma le risposte fornite dagli "addetti alla sicurezza" sono state tanto sintetiche quanto patetiche; "decisione presa dalla questura", "per motivi di ordine pubblico siamo costretti a mettere tifosi tesserati e non tesserati nello stesso settore". Fateci capire bene, non siete in grado di mantenere l' ordine e quindi vi rimangiate tutto ciò che avete detto, scritto e firmato poco più che un anno fa? Dové sono finiti i vostri proclami, le vostre dure prese di posizione? Pochi giorni fa, lei stesso ha dichiarato che la tessera del tifoso è "un programma che funziona, che porta risultati e ci dà grande soddisfazione". Le dà grande soddisfazione sapere che 400 tifosi senza tessera siano stati posizionati nel settore ospiti del Giuseppe Meazza su disposizione della questura a dispetto della stessa circolare che lei ha emanato? A noi, che non siamo ministri ma persone semplici, tutto ciò appare a dir poco surreale e al limite del tragicomico. Le ricordiamo che siete stati proprio voi ad imporci biglietti nominali, posti numerati, ed entrate dedicate. Tralasciamo per una volta il fatto che state rapidamente svuotando gli stadi (la verità è davanti agli occhi di tutti) e mancando di rispetto ai fondamentali diritti di qualsiasi libero cittadino Italiano. La verità è che noi domenica abbiamo acquistato il biglietto per il terzo anello rosso (per altro più caro di quello per il settore ospiti) e la vostra incompetenza ha fatto si che fossimo "dirottati" proprio dove a priori non potevamo andare per vostra stessa decisione. Sappiamo bene che non ammetterà mai che la tessera del tifoso è chiaramente un fallimento, per lei sarebbe uno "smacco" troppo grande da digerire, specialmente di fronte all' opinione pubblica Ma, quanto meno, le chiediamo di farsi un bel esame di coscienza e di guardare in faccia alla realtà: il vostro progetto non è destinato a fallire, è già fallito.
Alla prossima....

Sono pronto a scommettere che anche questa missiva rimarrà carta straccia. D'altronde Zanna Bianca "non parla con i violenti". Peccato che qui non ci sia violenza ma solo argomentazioni validissime a cui evidentemente non sa rispondere... Peccato però, per Zanna Bianca potrebbe essere un'ottima occasione per dimostrare di saper anche leggere, oltre che abbaiare (millantando successi che di fatto non ci sono)! A scanso di equivoci, le pubblico per far capire alla gente (o per lo meno a chi lo vuole capire) come stanno realmente le cose... 


ECCO LA VERA ROVINA DEL CALCIO...

Fonte: Il Friuli

La legge sugli stadi entro la fine dell’anno. Questa la promessa con cui il Ministro Maroni si è pre­sentato ieri davanti all’As­semblea di serie A. La legge dovrebbe essere inserita di­rettamente all’interno del decreto sulla sicurezza, con l’aggiunta di altri due punti che riguardano direttamen­te il mondo del calcio: da un lato l’attribuzione pro-tem­pore di un ruolo giuridico di­verso, ovvero quello di pub­blici ufficiali, agli steward in servizio durante la partite ( «Sul modello inglese» , ha specificato Beretta); dall’al­tro la reiterazione della fla­granza differita per i reati commessi all’interno degli stadi. Maroni ha colto l’oc­casione per illustrare i nu­meri della «Tessera del tifo­so »: «Siamo arrivati a sette­centocinquantamila richie­ste. Inoltre, sono calati del 50% gli incontri con feriti, del 90% i feriti fra i civili, mentre è aumentata la me­dia degli spettatori in serie A» . Lecce e Parma, invece, hanno sollevato il problema dei tifosi in trasferta privi di “Tessera del tifoso”, che possono sistemarsi in qual­siasi settore.
Come ho già avuto modo di dire: grazie al cazzo! Tutti sono buoni a far calare gli incidenti chiudendo lo stadio, ma questo non significa che gli stadi siano più sicuri grazie alla Tessera del Tifoso...  Anche se chiudiamo le banche non ci saranno più rapine in banca, ma sarebbe una soluzione assurda: bene, con lo stadio fanno praticamente la stessa cosa facendo credere a tutti di essere dei geni! Se poi andiamo ad analizzare bene la questione ci accorgiamo che la tessera ha riproposto situazioni di tensione quando anche non tafferugli veri e propri dentro lo stadio che non si verificavano più da anni... Maroni finge di non vedere, ma è precisamente ciò che è successo anche recentemente a Lecce-Brescia e di Bologna-Juventus... Ora propongono di reinserire la flagranza differita (non è prevista nemmeno per i mafiosi) e di mettere gli steward pubblici ufficiali (così assisteremo a una nuova ondata di sceriffi modello "La legge sono io" che aumenteranno nuovamente la tensione!) per metterei dei tappi ad una barca che fa acqua da tutte le parti... Ma tutti sanno che la Tessera del Tifoso è un fallimento completo... Tranne appunto i cretini che ancora mi vengono a dire che "serve per la sicurezza". Non parlo di quelli che lo dicono per opportunità politica ma di quelli che ne sono convinti: purtroppo è una razza di creduloni sempre più numerosa in itaGlia (sempre meno Europa, sempre più Africa) con i quali la buona Wanna Marchi si è costruita un impero economico a suo tempo... 
 
CONTRATTO – L’incontro di ie­ri è servito anche ai club di serie A per ribadire la fer­mezza delle proprie posizio­ni in merito al nuovo con­tratto collettivo. E la Fede­razione ha accolto la richie­sta di dare il via a una serie di appuntamenti, con tratta­tiva non-stop tra le parti. Si comincerà il 2 novembre a Roma. «E’ impensabile che ogni volta si debba ricomin­ciare da capo. Un atteggia­mento del genere ha tutta l’aria di essere pretestuoso», ha sottolineato Beretta. La realtà è che non c’è accordo nemmeno sui sei punti su cui sembrava fossero stati fatti passi avanti. In partico­lare sulla flessibilità le filo­sofie appaiono opposte.
«L’ultima proposta dell’Aic è che solo gli ingaggi oltre i 750 mila euro lordi possano avere una quota variabile oltre il 50%. Ma così resta in­variata oltre la metà degli attuali contratti. Sono i gio­vani, invece, che dovrebbe­ro avere la possibilità di moltiplicare i loro guada­gni ». Oddo è stato duro: «Per quanto ci riguarda, il nostro muro è solo su quei due pun­ti che il Presidente Abete ha garantito che non verranno toccati. Per quanto riguarda il resto, siamo apertissimi e lo ribadiamo. Il problema è che la Lega non dà aperture perché su qualsiasi tipo di punto vogliono fare di testa loro senza sentire quello che chiediamo noi. E quindi non è una cosa plausibile avere davanti qualcuno che fa un discorso dittatoriale» . Intan­to è stato inviato a Roma un documento con 27 punti de­dicati alla riforma dello sta­tuto federale.
Oddo non è nulla di diverso dagli altri calciatori: un miliardario viziato che non ha mai lavorato in vita sua! Sarebbe ora che qualche precario da mille euro al mese e magari anche tifoso della sua squadra glielo facesse capire, con qualsiasi mezzo... Poco male cmq, vorrà dire che per una domenica ci risparmieranno i teatrini penosi che spesso vediamo in campo!

SUPERCOPPA -Infine, stanno per essere firmati i contrat­ti che prevedono la disputa di tre delle prossime quattro Supercoppe in Cina. Il com­penso sarebbe di 3 milioni di euro per ciascuna edizione, con bonus di altri 300 mila legato alla presenza di Inter, Milan o Juventus.
Da bravi italioti servi, continuiamo a chiedere l'elemosina ai nostri padroni: dopo anni di egemonia americana ora si stanno avvicinando i cinesi! Poi si stupiscono che allo stadio ci va sempre meno gente, quando non fanno altro che sputtanare ogni giorno di più quella che era una grande passione popolare...